La vita di Michele Bravi è stata interrotta da un tragico incidente stradale, il 22 novembre scorso, in cui è morta una donna di 58 anni in sella ad una moto. La lunga indagine si è conclusa e l’accusa per lui è omicidio stradale. L’avvocato di Bravi, Manuel Gabrielli, però sottolinea che ci sono “rilevanti elementi di innocenza”, in grado di dimostrare “l’estraneità” dell’artista “alla determinazione del delitto”.

Nel frattempo un lungo e rispettoso silenzio. Ed è proprio questa la parola che usa Michele Bravi nella sua prima intervista a Il Corriere della Sera, dove specifica: “Mi è difficile parlare di ritorno: io non sono sparito, sono solo rimasto in silenzio”.  La mente torna a quella tragica sera di novembre: “Avevo appena finito di fare le prove dei concerti che ci sarebbero stati da lì a pochi giorni… Sì, è cambiato tutto perché è cambiato il mio modo di vedere le cose. Prima quello che mi capitava si divideva in modo binario: bene o male, bianco o nero, giusto o sbagliato. Ora è tutto diverso. Credo lo capisca chi ha vissuto una tragedia: le cose non le cataloghi, le accetti. Smetti di semplificare la realtà in due poli e vedi un mondo molto più complesso. Anche trovare un significato non ha più significato”.

Da quel momento il cantante si chiude in se stesso, ma non è rimasto solo, c’è chi gli ha teso la mano per non sprofondare nel vorticoso abisso. “Ho scoperto di avere tanti porti sicuri che ignoravo. – confessa – Mi hanno stupito tante cose che prima non vedevo e non so come facessi. Queste persone mi hanno fatto alzare dal letto, mi hanno portato da mangiare, fatto uscire di casa. Sono tornato un bambino e loro mi hanno rieducato a vivere. In questi mesi avrò visto si e no venti persone. È come se avessi fatto un viaggio… Sto cercando di tornare, ma non so se ci riuscirò. È un primo mattoncino per ritrovare la mia realtà”.

E la musica? Anche questo è un capitolo doloroso per il cantante anche perché la voce, come le note, la musica e le parole sono espressione della nostra anima. Sono la tavolozza dei colori della nostra vita. In questo momento Michele sta mettendo a fuoco il suo universo musicale. “Ricordo un viaggio per tornare a casa mia, in Umbria. – racconta Michele – Chi era con me non mi ha detto niente e mi ha messo delle cuffiette. Per tutto il tempo, cinque ore, andava la stessa canzone, ma quel gesto mi ha fatto tornare la voglia di poter essere anche io, per altri, quello che era per me quel cantante mentre lo stavo ascoltando”. Non si sa quanto tempo ci vorrà perché Michele torni alla musica, tra noi, a sorridere di nuovo. Il percorso è ancora lungo, accidentato, forse meno cupo, ma c’è ancora tanta strada da fare. Chissà se un giorno riuscirà a chiudere “il diario degli errori” e riaprire il suo cuore agli altri.

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