Dei reperti ritrovati dopo 30 anni per riaprire un misterioso cold case. Andrà in onda da mercoledì 22 maggio sul canale Crime+Investigation la serie tv “il Mostro di Udine”. Quattro puntate in onda per quattro settimane in cui verranno ricostruite le tracce di morte di chi uccise almeno 14 donne nei dintorni del capoluogo friulano, sempre di notte, tra il 1971 e il 1989. Ed è proprio durante la preparazione delle riprese di questo programma che Federica Tosel, l’avvocato dei parenti di due delle vittime, ha  ritrovato alcuni reperti che non vennero analizzati all’epoca delle inchieste, dal momento che l’allora scienza forense non disponeva dei mezzi tecnici per farlo.

Le vittime di quello che si suppone potesse essere un unico assassino sono donne che si aggiravano per le strade di notte, da sole. Tutte, a parte una, si prostituivano. Tutte le altre erano dipendenti dalla droga o dall’alcolismo. Donne fragili, emarginate, nascoste, prede facili per un maniaco sessuale o uno spietato assassino. La docu-serie ricostruisce la tragica fine di nove di queste donne: Maria Luisa Bernardo (morta il 21 settembre del ’76), Maria Carla Bellone (16 febbraio ’80), Marina Lepre (26 febbraio ’89), Luana Giamporcaro (24 gennaio ’83), Aurelia Januschewitz (3 marzo ’85), Irene Belletti (21 settembre ’71), Jacqueline Brechbuhler (29 settembre ’79), Maria Bucovaz (22 maggio ’84) e Stojanka Joksimovic (29 dicembre ’84).

La serie di Crime+Investigation si mette sulle tracce del possibile assassino, analizza attraverso le nuove tecnologie i reperti ancora disponibili, va a caccia di inedite testimonianze e indizi mai raccolti. Incontra i figli delle vittime e i conoscenti che non hanno mai parlato davanti alle telecamere. Ricostruisce i casi da un nuovo punto di vista: intervista i poliziotti, i carabinieri, i magistrati e i giornalisti che si occuparono delle vicende, e ricorre alla collaborazione di scienziati forensi che, approcciandosi per la prima volta alle indagini, consentono di illuminare i punti oscuri delle diverse storie. Tra questi l’ex carabiniere Edi Sanson che lavorò ad alcuni di questi casi e che sul Corriere.it ha spiegato: “Era difficilissimo anche solo ricostruire le ultime ore delle vittime. Tra l’altro in quegli anni non c’erano telecamere, né intercettazioni o celle telefoniche. Nelle indagine abbiamo fatto il massimo di quello che potevamo fare con i mezzi di allora”. La cronistoria della vicenda giudiziaria è molto complessa.

Nel 1989, l’ultima vittima, Marina Lepre viene trovata sgozzata e la procura di Udine nel 1995 chiede di riaprire il caso Lepre e confrontarlo con altri tre delitti del recente passato. Le analisi vengono affidate al medico legale Carlo Moreschi e vengono effettuate sul corpo della Bellone, della Giamporcaro e della Januschewitz. Tutte e tre vennero sgozzate e su tutte e tre furono rinvenuti dei tagli longitudinali dallo stomaco al pube che non passavano sull’ombelico, proprio come se il taglio fosse stato compiuto da una persona esperta e con un arma da taglio estremamente affilata e precisa. Moreschi parla di “tagli di significato rituale” e riconosce una mano simile tra i tre omicidi, oltre al fatto che sono stati tutti compiuti in notti di pioggia.

Nel 2007 muore invece l’unico sospettato dei quattro omicidi: un anziano chirurgo che i carabinieri ritrovano a pochi metri dal ritrovamento del corpo della Lepre nel 1989. La vicenda ha dell’incredibile. L’uomo viene avvicinato dai carabinieri, tra cui Sanson, gli vengono chiesti i documenti, e poi gli uomini dell’arma fingono di andarsene ma lo pedinano. Poco dopo lo ritrovano in una chiesetta nelle vicinanze dove si inginocchia per terra e mormora strane litanie. L’uomo verrà poi interrogato in questura. Affetto da problemi psichici, dice di non frequentare prostitute ed essersi trovato in piena campagna perché odia le strade trafficate. L’uomo verrà anche riconosciuto da alcuni testimoni per essersi recato al torrente Torre, dieci anni prima, e aver mimato una specie di operazione su un paziente inesistente con tanto di strumenti chirurgici in mano. Nel torrente Torre vennero poi ritrovati i corpi della Bellone e della Lepre. Tanti i sospetti, ma nessuna prova. Nel 1997 arriva l’archiviazione. Infine, come dichiarato dall’avvocato Tosel al fatto.itecco i reperti ritrovati durante la lavorazione della mini-serie tv: “Nei fascicoli abbiamo trovato una busta con alcuni capelli, all’epoca non analizzati, rinvenuti sul luogo in cui fu uccisa Maria Luisa Bernardo e un’altra contenente un preservativo usato, che fu esaminato, ma non certo con la tecnologia oggi disponibile”. E se su Crime+ Investigation si parla di cronaca nera, su History arriva la seconda stagione di Knightfall  (in esclusiva su Sky al canale 407). In onda ogni giovedì alle 21.50 dal 23 maggio, la serie in otto episodi continuerà a raccontare le imprese dei Cavalieri Templari, il più potente, ricco e misterioso ordine di monaci guerrieri del medioevo.

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