Multa da 235 milioni di euro dell’Antitrust alle imprese che nel 2014 fecero cartello nella maxi gara Consip battezzata Fm4 (Facility management 4), base d’asta 2,7 miliardi, oggetto la gestione di servizi, pulizia e manutenzione degli uffici pubblici in tutta Italia: da Romeo gestioni alla ex Manutencoop passando per il gruppo Sti dell’imprenditore Ezio Bigotti, ritenuto vicino a Denis Verdini. Nel 2016 l’inchiesta del pm Henry Woodcock ha portato alla luce le manovre corruttive dell’imprenditore Alfredo Romeo, il coinvolgimento di Tiziano Renzi (per il quale i pm hanno chiesto l’archiviazione), padre dell’allora presidente del Consiglio, e le fughe di notizie attribuite al ministro Luca Lotti e al comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette: per entrambi è stato chiesto il rinvio a giudizio. 

In attesa delle sentenze, si è espressa appunto l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, che nella seduta del 17 aprile 2019  “ha accertato la sussistenza di un’intesa anticoncorrenziale” per “il condizionamento dell’esito della gara pubblica per un appalto di rilievo comunitario suddiviso in 18 lotti geografici (di cui 14 ordinari e 4 accessori) dal valore complessivo di circa 2,7 miliardi di euro”. L’authority ha utilizzato anche parte della documentazione acquisita agli atti del procedimento penale.

L’intesa è stata posta in essere, secondo l’Antitrust, dai principali operatori del settore: Cns – Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa, Consorzio Stabile Energie Locali S.c. a r.l., Engie Servizi (già Cofely Italia) in solido con la controllante Engie Energy Services International, Exitone in solido con la società Gestione Integrata S.r.l. e con le controllanti STI e Finanziaria Bigotti, Kuadra (in liquidazione) in solido con la controllante Esperia, Manital Società Consortile per i Servizi Integrati per Azioni Consorzio Stabile – Manital n solido con la controllante Manitalidea, Rekeep (già Manutencoop Facility Management), Romeo Gestioni in solido con la controllante Romeo Partecipazioni. Non è invece stato accertato alcun illecito nei confronti delle società Dussmann Service S.r.l. e della controllante Dussmann Service Holding GMBH, Siram S.p.a. e la controllante Veolia Energie International SA.

La concertazione ha riguardato la ripartizione dei lotti di gara tra cinque compagini. In particolare, “C.N.S. (in ATI con Exitone e Kuadra), Manutencoop Facility Management, Manital e Romeo, attraverso una partecipazione alla gara secondo una modalità ‘a scacchiera’, si sarebbero aggiudicate i lotti di rispettivo interesse, nella migliore combinazione possibile tra lotti ordinari e lotti accessori consentita dalla disciplina di gara” mentre “l’ATI Cofely-CSEL, anche grazie ai legami con il gruppo STI, è stata designata nell’ambito del cartello quale assegnataria di parte dell’appalto complessivo”. L’illecito si è realizzato anche attraverso un utilizzo distorto del raggruppamento temporaneo d’imprese, degli affidamenti in subappalto e dello strumento consortile.

L’intesa “ha neutralizzato il confronto competitivo tra le parti nei vari lotti geografici posti a gara e – a prescindere dall’esito della procedura di gara, non ancora aggiudicata dalla stazione appaltante – ha compromesso irrimediabilmente il fisiologico gioco concorrenziale che si sarebbe dovuto instaurare, in danno delle Pubbliche Amministrazioni committenti”.