C’è un primo imprenditore che ha iniziato a collaborare con i pm della Dda di Milano nell’inchiesta su un sistema di corruzione, appalti pilotati e finanziamenti illeciti che due giorni fa ha portato a 43 misure cautelari. L’imprenditore di una società partecipata del Varesotto si è presentato in Procura come teste, ma già col suo avvocato al seguito, ha iniziato a rendere dichiarazioni autoaccusatorie e utili alle indagini ed è stato, dunque, indagato per corruzione. Personaggio principale del filone varesino dell’inchiesta, Nino Caianiello, ex potentissimo coordinatore di Forza Italia, il “grande burattinaio” per il gip di Milano Raffaella Mascarino.

Politico capace di allestire, secondo la Dda di Milano, un sistema basato su relazioni e influenze costruite e consolidate in decenni di lavoro. E con lui che si facevano i conti per nominare i componenti dei consigli di amministrazione o, semplicemente per fare politica. Era un autentico “dominus”, capace di influenzare e indirizzare le scelte della politica. A lui, si legge nelle carte dell’inchiesta, “fanno capo le nomine delle principali società pubbliche della provincia, come raccolta rifiuti, servizio idrico integrato”. Nel tempo ha collezionato decine tra poltrone e incarichi. Ad esempio è stato per anni presidente di Amsc, la municipalizzata di Gallarate; nel 2015 ha ottenuto una consulenza semestrale da 45mila euro più iva da parte di Nord Energia (società del gruppo Ferrovie nord Milano) per “verificare le potenzialità delle energie rinnovabili nel Nord ovest lombardo”, come spiegava lui stesso. In seguito alla condanna definitiva per concussione (nel 2017) e la relativa pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ha continuato a esercitare il suo potere attraverso persone di fiducia nei consigli di amministrazione, diventando di fatto amministratore di Accam, Prealpi servizi e Alfa Srl, società pubbliche che controllava. E forse in uno di questi ambiti che potrebbe essere arrivata la prima collaborazione dell’inchiesta.

È sempre lui che a un certo punto discuteva con il presidente Attilio Fontana, indagato per abuso d’ufficio, della formazione della giunta del Pirellone. Ed è dopo il tentativo corruzione che il governatore leghista che incappa nelle maglie della Procura di Milano. Tutto nasce dalla mancata rielezione in consiglio regionale di Luca Marsico, ex esponente di Forza Italia, avvocato e socio di studio dello stesso Fontana. Dopo il fallito tentativo di corruzione da parte di Caianiello (leggi l’articolo) Fontana fa ottenere a Marsico un piccolo incarico e anche una consulenza per Trenord su cui ora gli inquirenti stanno facendo accertamenti. La consulenza, 8mila euro, sarebbe stata affidata nel settembre 2018, da Ferrovie Nord Milano a Luca Marsico. Nell’ambito di questo filone dell’inchiesta è stata sentita come teste Giulia Martinelli, ex compagna di Matteo Salvini e capo segreteria del presidente della Lombardia.

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