Uno è l’allenatore della Juventus, abituato a vincere e ad essere intoccabile, allergico alle critiche. L’altro è un ex calciatore, diventato prima apprezzato commentatore televisivo e poi trasformatosi nella caricatura di un commentatore televisivo, tra arzigogolate elucubrazioni tattiche che nessuno riesce a seguire e telecronache improbabili (quello della “Garra charrua”, per intenderci). Insieme sabato sera hanno dato vita a una memorabile lite in diretta tv, per cui sono stati criticati entrambi. Invece quasi quasi dobbiamo ringraziarli. Il momento migliore di Inter-Juventus è stato il post partita di Inter-Juventus: basta forse questo a rivalutare lo scontro Allegri-Adani, e pure ridimensionarne la portata. D’accordo la maleducazione del primo e la presunzione del secondo, il rispetto del lavoro e dei ruoli, però per dieci minuti ci siamo sinceramente divertiti. Non è roba da poco, specie in un campionato che non ha più nulla da dire se non la lotta al quarto posto, in cui persino il derby d’Italia diventa un match insulso senza alcuna posta in palio, e in cui giocatori e allenatori sono abituati ad andare davanti alle telecamere per ripetere all’infinito le solite frasi fatte.

“Io ho vinto sei scudetti e tu nessuno, stai zitto”, “stai zitto lo dici a tuo fratello”: questa, a grandi linee, la sintesi del battibecco. C’è della ragione e del torto in entrambe le posizioni. Prendiamo Allegri: la lite televisiva di sabato ha avuto il merito anche di portare allo scoperto il processo latente che da qualche settimana (ovviamente dalla sconfitta contro l’Ajax, ma pure prima) viene fatto al tecnico bianconero. In sei anni ha vinto sei campionati, ha trasformato la Juve (che ai tempi di Conte usciva ai gironi col Galatasaray) in una grande d’Europa, facendo due finali di Champions e in altre due occasioni venendo eliminato solo per uno scherzo del destino (Bayern e Real); l’eliminazione ai quarti di quest’anno è l’unico passo falso di un percorso praticamente perfetto, a cui è mancato solo il trionfo in coppa e non certo per suoi demeriti. Criticarlo è insostenibile e lui giustamente si è tolto qualche sassolino dalla scarpa.

Poi Allegri può piacere o meno, per il suo stile di gioco e il suo modo di porti. Ad Adani, ad esempio, non piace. E Adani non piace ad Allegri. I due non si sopportano, ma almeno non si nascondono. Si può dire che il mister per contratto deve presentarsi davanti alle telecamere nel post partite, e per tutti i soldi che prende dovrebbe mostrare un certo rispetto ai suoi interlocutori, perché dire “ora parlo io, tu stai zitto”, è un atteggiamento da maleducati. Si può aggiungere che giornalisti e opinionisti dovrebbero mettere al centro del loro lavoro il prodotto e i telespettatori, mentre c’è la tendenza sempre più accentuata a fare analisi fine a se stesse, per esaltare il proprio ego e la propria (vera o presunta che sia) competenza, e in questo Adani è un vero campione. Ma sempre meglio trovarsi di fronte due persone sincere, che dicono ciò che pensano senza peli sulla lingua, piuttosto che ascoltare i soliti luoghi comuni sul pallone. Finché non si trascende e si resta nel libero scambio di opinioni (magari un po’ colorite, ma sabato in fondo non è successo nulla di grave), ben venga la lite in diretta tv: visto che durante la partita ormai non ci divertiamo più, almeno facciamolo dopo.

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