Un mese, cinque partite, 450 minuti (più recupero): sono lunghi a scriverli, figuriamoci a viverli sul campo, sugli spalti o davanti alla tv a guardare questo campionato. O meglio, ciò che ne resta: dopo l’ennesimo trionfo in tono minore della Juventus, praticamente nulla. Il Napoli è certo del secondo posto, l’Inter (quasi) del terzo, il Frosinone è virtualmente retrocesso e il Chievo pure matematicamente. Che si gioca a fare fino al 26 maggio? I tifosi se lo chiedono dal 2-1 di Juve-Fiorentina che ha consegnato il titolo ai bianconeri, ma in fondo già da molto prima. La festa per lo scudetto, l’ottavo consecutivo, il 35° della storia, forse il più scontato di tutti, è stata quasi un funerale: dopo l’eliminazione con l’Ajax e il fallimento europeo, Cristiano Ronaldo e compagni non avevano del resto proprio nulla da festeggiare, come dimostrava la faccia cupa del portoghese, molto più significativa di mille sorrisi di circostanza. È stata però anche il funerale della Serie A, che a questo punto non ha più nemmeno l’interesse della matematica per andare avanti.

Non è normale che, a un mese dalla fine del campionato, praticamente tutti i verdetti siano già stati assegnati. È il simbolo di una Serie A che negli ultimi anni continua a perdere di competitività e interesse, nonostante i proclami estivi e l’arrivo di CR7 (che paradossalmente ha contribuito ad ampliare il divario tra la Juve e le altre). In un campionato già deciso, si moltiplicano le partite inutili e si riduce lo spettacolo. Persino la lotta per la salvezza, di solito viva fino all’ultimo minuto, stavolta sembra abbastanza incanalata dopo che l’Empoli ha perso lo scontro diretto in casa con la Spal ed è scivolata a meno 4 dal quart’ultimo posto; la prossima sfida a Bologna sarà praticamente uno spareggio, in caso di risultato negativo anche questa pratica potrà essere archiviata.

Resta allora il quarto posto che vale la preziosissima qualificazione in Champions, visto che l’Inter, pur nella sua mediocrità, sembra più o meno aver blindato il terzo posto. Le tre pretendenti principali per l’ultima piazza stanno facendo praticamente a gara a chi va peggio, tra la Lazio che perde in casa contro il Chievo retrocesso, il Milan che ha vinto una sola partita nelle ultime cinque, la Roma che con Ranieri si è dato al catenaccio Anni Cinquanta. Sono riuscite a far rientrare nella corsa persino il Torino, che a questo punto può davvero sognare l’Europa dei grandi, e rilanciare l’Atalanta di Gasperini, che forse più di tutti se la meriterebbe. Godiamoci questa sfida fra “disperati” (per almeno un paio di club, come Milan e Roma, la mancata qualificazione sarebbe una vera tragedia sportiva), perché di qui al 26 maggio non ci sarà molto altro da vedere. Per il resto, solo noia: ci attendono pomeriggi di interminabili ChievoParma, Sassuolo-Frosinone e Genoa-Cagliari. Ma in fondo è tutta la stagione che va così: con o senza Ronaldo, la Serie A è questa. Ormai siamo abituati.

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