Tre ventenni sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria con l’accusa di violenza sessuale di gruppo su una coetanea. Lo stupro risale alla notte di San Lorenzo, quando – hanno ricostruito gli investigatori – i tre approfittando dello stato di ebbrezza della ragazza, poco più che diciottenne, l’hanno portata fuori dalla discoteca in cui avevano passato la serata e hanno abusato di lei a turno in spiaggia. Gli arresti sono arrivati al termine di indagini coordinate dalla procura di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, e eseguiti dalla Sezione Reati contro la persona, in danno di minori e reati sessuali della Squadra Mobile. In manette sono finiti due ventenni e un ventunenne.

Il gip si è espresso a favore della misura cautelare della custodia in carcere a carico dei tre giovani, indagati anche per atti osceni, avendo compiuto lo stupro sulla spiaggia nelle immediate vicinanze del locale pubblico frequentato anche da minorenni. Uno dei due ventenni dovrà rispondere anche del reato di violenza o minaccia volta a costringere qualcuno a commettere un reato, avendo minacciato una testimone oculare, poco dopo il reato, affinché non riferisse agli inquirenti ciò che sapeva, suggerendole quel che avrebbe dovuto dichiarare qualora fosse stata sentita dalle forze dell’ordine. Contestualmente il gip ha emesso la misura cautelare della presentazione alla Polizia Giudiziaria a carico di altri due ventenni e di un 19enne per favoreggiamento personale nei confronti degli autori della violenza sessuale di gruppo: i tre non hanno riferito agli inquirenti ciò che sapevano in merito alla violenza e agli autori del fatto.

L’allarme dei presunti abusi sessuali subiti dalla ragazza era stato dato da alcuni passanti al personale della Polizia in servizio di ordine pubblico fuori dal locale. La giovane era stata poi condotta in ospedale da un’ambulanza per le cure del caso e per essere sottoposta al protocollo sanitario previsto per le vittime di violenza sessuale. Le attività investigative sono state condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria con intercettazioni telefoniche e ambientali, attività di monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, l’acquisizione di dichiarazioni rese da persone informate sui fatti e con l’analisi, effettuata da personale medico specializzato, dei profili genetici (Dna) degli indagati comparati con quelli prelevati alla vittima in occasione del protocollo eseguito in ospedale dopo la violenza.

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