Il Consiglio Europeo ha approvato a maggioranza qualificata senza discussione la direttiva che modifica le regole sul diritto d’autore. Come annunciato, l’Italia ha votato contro assieme a Svezia, Finlandia, Polonia, Olanda e Lussemburgo. Astenuti Slovenia, Estonia e Belgio. La Germania ha invitato ufficialmente la Commissione, responsabile dell’attuazione, ad evitare filtri all’upload e censura. Per questi provvedimenti serve una maggioranza degli stati membri che sia in rappresentanza almeno del 65% della popolazione europea
La riforma era stata approvata dal Parlamento Europeo  dopo un lungo iter con uno strascico di polemiche. Votarono a favore Pd e Forza Italia mentre si schierarono contro Lega e Movimento 5 Stelle il cui sottosegretario Vito Crimi ha dichiarato: “É una cattiva notizia per l’editoria locale“.
Il testo porta alcune modifiche all’attuale normativa. Soprattutto con gli articoli 11 e 13.
In seguito alla firma e alla pubblicazione della direttiva nella Gazzetta ufficiale dell’ Unione Europea, gli Stati membri avranno 24 mesi per trasporre le nuove regole nella legislazione nazionale.

Le reazioni 
“Con l’accordo di oggi rendiamo le regole del copyright adatte all’era digitale. L’Europa avrà ora regole chiare che garantiscono equa remunerazione ai creatori, diritti per gli utenti e responsabilità per le piattaforme”, ha dichiarato il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker. Che ha aggiunto: “La riforma era il pezzo mancante del completamento del mercato unico digitale”.
Il ministro rumeno della cultura e presidente di turno del Consiglio Ue Valer Daniel Breaz ha invece commentato: “Sono molto contento che abbiamo ottenuto un testo bilanciato, creando molte opportunità per il settore creativo europeo, che rifletterà meglio la nostra diversità culturale”. Breaz si è detto soddisfatto anche “per gli utenti, la cui libertà di espressione su internet sarà consolidata. La riforma è una pietra miliare per lo sviluppo di un mercato unico digitale robusto e ben funzionante”.

Il governo italiano ribadisce la sua linea contraria alla legge con il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi che definisce il via libera definitivo alla riforma del copyright europeo “una cattiva notizia per l’editoria locale“. Crimi aggiunge un ulteriore ragionamento: “Io oggi sento parlare tutti della pubblicità che viene drenata dagli over the top – come Google Apple – che ne raccolgono il 75%. La questione è: perché raccolgono tutta questa pubblicità? Hanno strumenti di profilazione e di indirizzamento degli investimenti pubblicitari che migliora il rapporto costi-benefici”. Il sottosegretario quindi sostiene: “Quello che doveva essere chiesto era l’obbligatorietà da parte degli Over the top di condividere con gli editori i dati, in modo da consentire loro di ragionare e lavorare allo stesso livello di conoscenza. Invece così gli editori stanno accettando delle briciole che permetteranno di sopravvivere solo ai grandi”.

“Questo voto sancisce un nuovo inizio e una nuova tutela per il mondo della cultura europea” gioisce invece il presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie), Ricardo Franco Levi. “Per questo sarà la base di un lavoro ancora più importante che ci impegnerà con tutte le forze da ora in poi: spiegare le nostre ragioni al governo perché possa muoversi su posizioni che garantiscano i produttori di cultura e di contenuti”.

Si rallegra anche Confidustria Cultura Italia, come riferisce il suo direttore Andrea Del Giudice: “Non possiamo che plaudire ancora una volta all’impegno e al coraggio dimostrato in questi anni dai parlamentari italiani europei. Un grazie sentito perché hanno saputo resistere alle incredibili pressioni esercitate nei loro confronti in questi anni da chi ha utilizzato ogni mezzo per cambiare il corso di questa battaglia di civiltà e per i diritti di chi crea cultura”. Confindustria si schiera però contro la decisione del governo di opporsi al provvedimento: “Il voto contrario schiera l’Italia accanto a Paesi con una storia e una tradizione molto lontana dalla nostra. Noi siamo uno dei principali Paesi produttori di contenuti culturali e creativi, un’eccellenza che esportiamo in tutto il mondo e che va tutelata. Storicamente in Europa abbiamo sempre avuto una posizione a favore della tutela e dello sviluppo della cultura e della creatività ma oggi il Governo italiano ha chiaramente dimostrato il contrario nonostante le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, che in occasione di un’uscita pubblica di alcuni giorni fa, aveva sottolineato l’importanza della tutela del diritto d’autore. Dichiarazione che tuttavia non appare confermata dai fatti”.

Il presidente dell’associazione dei produttori di musica indipendente europea (Impala), Helen Smith ha infine commentato: “Abbiamo un testo bilanciato che fissa un precedente da seguire per il resto del mondo, mettendo cittadini e creatori al centro della riforma e introducendo regole chiare per le piattaforme online”. E ha aggiunto: “”La Ue ha dimostrato di essere un leader nel sostenere un internet equo, aperto e sostenibile.

Cosa cambia
Tra le novità più importanti della riforma, viene data la possibilità (non l’obbligo) agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti. Gli introiti dovranno essere condivisi con i giornalisti. Viene riconosciuto il diritto a colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione offerta a musicisti, artisti o detentori dei diritti.
Inoltre gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook. Non ci sono filtri precedenti ma l’obbligo per le piattaforme di fare il “massimo sforzo” per non rendere disponibili i contenuti per cui non hanno i diritti. Obbligatori anche meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto.