Si pensa che il cambio dei documenti sia inutile se poi a esso non corrisponde una “normalizzazione” dell’aspetto fisico secondo il genere d’elezione. In realtà il riconoscimento del proprio nome e genere spingerebbe le persone transgender non med auscire dal “funambolismo” ed esporsi di più, sia assumendo un aspetto maggiormente aderente al genere che si sente proprio, sia nel dare spiegazioni sincere e disambigue a chi non è a conoscenza di questa condizione e si rivolge alla persona riferendosi solo al sesso biologico.

La condizione “non med”, quindi, diventerebbe “ordinaria”, entrerebbe nell’immaginario collettivo, come del resto è accaduto con quelle donne trans le quali, seppur in un percorso medicalizzato, non avevano un buon passing, ma hanno educato con la loro visibilità sociale le persone al rispetto della loro identità di genere femminile.

Sarebbero quindi necessarie le due azioni in tandem: la visibilità sociale e una nuova legge che includa la condizione “non med”.

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