di Nathan Bonnì, attivista trans non medicalizzato, autore del blog Progetto Genderqueer 2.0

Ciò che accomuna tutte le persone transgender è un’identità di genere differente da quella in genere attesa in relazione al loro sesso biologico. Tuttavia, esistono svariati modi di vivere questa condizione e raggiungere la propria immagine di sé che prevedono o meno il ricorrere alla medicalizzazione del proprio corpo tramite una terapia ormonale sostitutiva e/o interventi chirurgici. Se il percorso transgender canonico, che consente il cambio di nome e genere secondo la legge 164 dell’82, è maggiormente presente nell’immaginario collettivo grazie ai media e all’attivismo, il percorso “non medicalizzato” è ancora poco noto, poco rappresentato e riguarda tante persone che sono costrette ad affrontare la vita quotidiana, dal mondo del lavoro alle questioni sanitarie, prive di un riconoscimento legale della propria identità di genere.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Egitto, ora anche gli attori nel mirino delle autorità

prev
Articolo Successivo

Ddl Pillon, al via la discussione. Presidio davanti a Montecitorio, Boldrini: “Testo non emendabile, non facciano i furbi”

next