D’ora in poi farà da solo: il Ghana dal 2 aprile è ufficialmente un paese “libero da aiuti“. Il suo presidente, Nana Akufo-Addo, lo aveva promesso, appena entrato in carica, il 7 gennaio 2017: l’indipendenza economica sarebbe stata uno degli obiettivi prioritari del suo governo. “Non possiamo più continuare a fare politiche sulla base del sostegno che il mondo occidentale, la Francia o l’Unione Europea vorranno darci”, spiegava nel dicembre dello stesso anno a un impietrito Emmanuel Macron in visita ufficiale nel Paese”. Ristrutturazione del debito e sviluppo di un’industria nazionale per smarcarsi dalla tutela del Fondo monetario internazionale prima possibile, dunque. Una indipendenza reale e non solo teorica, grazie a una crescita del pil 2019 prevista al +7,6%. E così è stato. Dal 2 aprile l’Fmi chiude il programma di supporto economico iniziato nel 2015, in un periodo di forte fragilità economica.

Il Paese aveva stipulato un accordo triennale da 925,9 milioni di dollari, poi esteso di un anno nell’agosto 2017: lo scopo principale era ripristinare la sostenibilità del debito e la stabilità macroeconomica per favorire il ritorno alla crescita e alla creazione di posti di lavoro, proteggendo nel contempo la spesa sociale. In meno di quattro anni, e con di mezzo il cambio al vertice del paese, il paese è ora in grado di girare pagina. La direttrice dell’Fmi Christine Lagarde si è recata in visita in Ghana lo scorso dicembre e si è detta soddisfatta dei passi compiuti in così poco tempo, anche se restano diverse “sfide” tra cui “l’alto debito pubblico, l’alto rischio fiscale dei settori energetico e finanziario e le questioni della governance”.

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