Più di mille migranti si sono accampati a Diavata, località a nord di Salonicco, per chiedere l’apertura della frontiera con la Macedonia. I richiedenti asilo sono stati fermati dalla polizia in assetto antisommossa, che ha impedito loro di proseguire il cammino verso Idomeni e raggiungere l’Europa occidentale. Come si vede da alcuni video postati sui social network, gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni e alcune persone sono rimaste ferite nelle cariche.

Al momento i migranti, tra cui molte famiglie con bambini, hanno allestito un campo informale, dormendo in tende e sacchi a pelo. Il loro numero potrebbe crescere nelle prossime ore: decine di altri profughi stanno cercando di raggiungere Salonicco, nella speranza di creare una sorta di carovana sull’esempio di quella sudamericana. Ad Atene un gruppo di richiedenti asilo ha occupato la stazione ferroviaria di Larissis, il principale snodo della capitale, chiedendo accesso al confine e un passaggio verso altri Stati europei. La protesta ha bloccato per alcune ore il terminal che collega la città con il nord del Paese

I migranti sono stati apparentemente incitati alla mobilitazione da alcune voci secondo le quali si poteva attraversare il confine con la Macedonia settentrionale, chiuso tre anni fa. Per questo l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, l’Unhcr, ha invitato le persone a non fidarsi delle informazioni diffuse su internet. Intanto le autorità della Repubblica della Macedonia settentrionale hanno annunciato un rafforzamento delle misure di controllo lungo la frontiera meridionale con la Grecia.

Dopo la chiusura della rotta balcanica e l’accordo con la Turchia, migliaia di persone sono bloccate in Grecia e nelle isole in condizioni disumane e di sovraffollamento. Basti pensare che nel 2018 i flussi sono raddoppiati e che solo nei primi 3 mesi del 2019 sono sbarcate sulle coste greche più di 5mila persone. Numeri che il paese ellenico non riesce a gestire. I tempi per avere una risposta sulla richiesta d’asilo, inoltre, sono dilatati e alcuni profughi aspettano da mesi, addirittura da anni, di sapere cosa ne sarà della propria vita

video @GipsyKokè e @René Schuijlenburg