Se Diego Passoni non fosse impegnato quotidianamente in radio con Pinocchio, dovrebbe interpretare il remake di Uccelli di Rovo. Ma è stupendo! (Vallardi), il libro d’esordio del conduttore di Radio Deejay è uno di quei biopic intimi così radicato culturalmente tra sacro e profano da rimanere spiazzati. Sì, va bene il tormento di diritto del coming of age, dalle pallide scuole elementari alle dinamiche scuole di danza, dalla reiterata e grigia colazione in famiglia alle frequenze innovative e multicolori di Gay Tv, ma i tumulti interiori passoniani potrebbero davvero far tornare in vita i palpiti del cuore curiale della miniserie anni ottanta. Infatti, se nella copertina del libro vedete una madonnina che regge un velo arcobaleno non dovete stupirvi. Il ragazzino Diego che cresce è tutto televisione e Dio, o Dio e televisione (forse Dio prima della televisione), e solo più avanti con l’età fiero rappresentante di una comunità LGBTQ sempre più allargata e naturale.

Un adolescente che sogna di diventare una star del piccolo schermo e al quale, come a tanti noi ragazzi degli anni novanta, è toccata in sorte una tv perennemente accesa in camera e inevitabilmente, su questa catodica presenza, ha costruito un suo sognante immaginario. Diego ama le suore, prega Dio di diventare ballerino, deejay, conduttore tv, ma prima di tutto il suo percorso spirituale è serio, serissimo, praticamente vero.

Del resto, come dice Passoni citando la Bibbia, “il cuore dell’uomo è un abisso”. Determinazione, rabbia, anche un certo cinismo (“sono complice silenzioso del branco”, descrive così certi suoi momenti scolastici in cui altri diventano vittime di bullismo), il protagonista/autore del libro è uno studente modello che crea contro-autogestioni e chiede di entrare a scuola mentre le masse di studenti scioperano. Anche se poi il sabato sera va a fare servizio a Radio Maria, dirige gruppi di preghiere e smista messaggi per i carcerati provenienti dai loro familiari. Il dialogo con Dio, comunque,rimane sempre serrato, continuo, fittissimo. Passoni racconta il suo oscillare tra possibile mondanità e ascesi. Appena maggiorenne il colpo di fulmine oltre la Cuccarini e Cecchetto è infatti in un monastero isolato e nascosto della Francia più gelida. L’amore improvviso per il proprio padre spirituale mentre la scelta esistenziale è tra il farsi prete o tornare nell’alveo dei comuni umani non chiamati dal Signore.

Il racconto acquisisce spessore e densità pagina dopo pagina. Ma è stupendo! gradualmente conquista i galloni dell’esperienza sofferta e vivida sul campo, svicolando il più scontato prodotto confidenziale da grande catena libraria. Il cardinal Martini si mescola a Sophie Kinsella, Harvey Milk a Carry Bradshaw, e “il mio ego grande come Gargantua” convola a nozze con Pier Mario nella non più nemica Milano tra un tripudio di sentimento e passione screziato da un anello di tungsteno acquistato su Amazon. Grande merito: attivare una lampadina nel più mangiaprete dei lettori agnostici. Piccolo difetto: Diego, Diego, Diego, ovunque. Ah beh, è vero: è una autobiografia. Lunga vita a Passoni e a tutti i santi giorni che manda, comunque, Dio.