Issa Amro, noto difensore dei diritti umani, membro fondatore del gruppo Giovani contro gli insediamenti, ha un triste record: è contemporaneamente sotto processo in un tribunale palestinese e in uno israeliano. Oggi presso una corte marziale israeliana si tiene la nuova udienza del processo in cui Amro deve rispondere di 18 capi d’accusa relativi alle sue attività pacifiche a Hebron, dove le violenze da parte dei coloni sono sempre più frequenti.

Conoscendo la propensione di Israele di caricare di imputazioni penali e processare coloro che difendono diritti umani, la cosa purtroppo non sorprende. A sorprendere – ma in realtà fino a un certo punto, considerata l’attitudine repressiva e liberticida delle autorità di Ramallah – è il processo iniziato il 28 marzo (e subito rinviato al 22 maggio) che vede Amro sul banco degli imputati in un tribunale palestinese.

Il “reato” di Amro è un post su Facebook nel quale condannava l’arresto, da parte delle autorità palestinesi, di un giornalista di Hebron che aveva criticato il presidente Mahmoud Abbas.

Nella prima settimana dopo l’arresto, avvenuto il 4 settembre 2017, Amro è stato torturato da agenti del Comando congiunto per la sicurezza, un organismo che raggruppa varie forze di sicurezza palestinesi. Poi è stato rimesso in libertà dietro cauzione di circa 1250 euro.

Secondo la famigerata Legge sui reati informatici, Amro è accusato di aver recato disturbo all’ordine pubblico; per il Codice penale giordano del 1960, ancora in vigore, di aver causato disordini e di aver offeso le massime autorità. Se giudicato colpevole, rischia due anni di carcere.

Con l’approssimarsi del processo, Amro ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte sui social e al telefono da parte di persone qualificatesi come vicine a Fatah, il partito al potere. Ha anche dichiarato che persone a lui vicine sono state “invitate” a smetterla di collaborare con lui e col gruppo Giovani contro gli insediamenti.

Fatah stesso ha diffuso un comunicato stampa nel quale invita le organizzazioni della società civile di Hebron a non collaborare con Amro, o in caso contrario ci saranno ripercussioni. I coloni israeliani hanno così trovato un ottimo alleato in Fatah. Non è un caso che dopo quel comunicato, le intimidazioni da parte loro sono aumentate.

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