I titoli allarmistici con i quali molti giornali e tv hanno accolto la notizia che la nostra economia ha rallentato fin quasi a fermarsi ha creato nella giornata del 28 marzo uno sgomento generale nei media. Ma è giustificato tutto questo allarmismo? E se non lo è, a quale scopo lo fanno?

Siccome i media si rivolgono usualmente a un pubblico eterogeneo, in cui sono sempre pochi quelli che hanno adeguata preparazione economica, credo che dovrebbero innanzitutto informare che è un grossolano errore pensare che la totale assenza di debiti insieme al risparmio massimo siano sempre le migliori virtù per tutti gli amministratori. Questo approccio va benissimo per il “buon padre di famiglia”, ma non va per niente bene per una nazione.

Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha già propedeuticamente spiegato molte volte che “l’economia non si comporta come una semplice famiglia. In economia la mia spesa è il tuo ricavo, la tua spesa è il mio ricavo. Se entrambi smettiamo insieme di spendere, entrambi perdiamo il nostro ricavo”. E’ una lezione semplicissima che però molti ignorano (o fingono di ignorare) e si dicono altamente preoccupati quando lo Stato si indebita. Eppure dovrebbero sapere che lo Stato non risparmia mai (come fanno le famiglie): esso prende e spende. Le analisi quindi dovrebbero riguardare solo come spende i soldi dei contribuenti, non la diffusione di indicatori che allo spettatore medio non dicono nulla (se lo avessero fatto compiutamente nel passato, probabilmente oggi il popolo sovrano non sarebbe sommerso da tutti questi debiti e certi politici o imprenditori non avrebbero tanta ricchezza privata).

L’economista divide le spese per investimenti da quelle per i consumi. Dunque, la spesa per il cosiddetto reddito di cittadinanza (RdC) che viene ancora accusata di sperpero a quale di queste due categorie appartiene?

Se questa nuova legge fosse esattamente quello che dice nel titolo, sarebbe inequivocabilmente una spesa da classificare come consumo. Benché avrebbe comunque molti riflessi positivi sia sul piano sociale che economico (sostanzialmente gli stessi benefici ottenuti con un intervento del tipo Helicopter money), tuttavia la classificazione esatta sarebbe quella del consumo, non dell’investimento. Ma non è così: in realtà non si tratta di regalare soldi a qualcuno ma di creare un sistema di collocamento al lavoro. Magari prenderà il suo tempo prima di arrivare a regime, ma è pur sempre un caso di investimento puro, che crea un’organizzazione per dare lavoro a chi oggi non ce l’ha e quindi un reddito a soggetti che oggi non spendono e domani spenderanno tutto a beneficio generale non solo di se stessi (proprio come dice Krugman).

E’ stato un grosso errore da parte del Movimento 5 Stelle dare quel nome a questo provvedimento, perché i tanti avversari politici e mediatici lo spacciano tuttora come uno spreco di denaro. Invece dal mio punto di vista è proprio il contrario, perché oltre a ridurre puntualmente la tragedia della disoccupazione genererà anche un circolo virtuoso di sistema col rialzo dell’indice di gradimento dei consumatori e quello dei consumi, metterà in moto l’indotto industriale e produrrà riflessi positivi anche sul prodotto interno lordo. Purtroppo ci vorrà del tempo, almeno un anno, ma i benefici arriveranno.

Quando facevo l’analista fidi per la mia banca, dovendo decidere sul finanziamento di una impresa che costruiva un cementificio, ho dovuto cambiare i criteri di valutazione di queste categorie di imprese, perché per costruire un cementificio e cominciare la produzione occorrono anche più di tre anni: se lo avessi valutato con i soliti indicatori (indebitamento, liquidità, Roe, Roi, fatturato, ecc.) sarebbe uscita una situazione impossibile da finanziare, soprattutto per l’eccesso dell’indebitamento in rapporto alla scarsità del fatturato (che ovviamente non c’era ancora). Per commentare correttamente il tasso crescita zero bisognerebbe valutare altri fattori:

1. che per un intero anno (il 2017) il partito al potere (il Pd) ha spinto forte sulla legge dello Ius Soli. Per il lavoro aveva già fatto il Jobs Act (che favoriva solo le imprese);
2. che il 2018 è stato l’anno delle elezioni (in marzo) in Italia e questo ha comportato mesi di lavoro per trovare un’intesa di governo sul programma;
3. che in quattro anni di governo il “partito dei lavoratori” ha fatto tabula rasa non solo di posti di lavoro ma persino delle leggi che lo proteggevano, riuscendo persino a pasticciare sui voucher prima cancellati e poi ripristinati;
4. che il nuovo governo è riuscito a trovare le coperture per il RdC, in barba ai parametri europei, dopo che tutti lo davano per impossibile.

Valutando quindi le premesse all’investimento e i tempi necessari alla sua piena funzionalità, che ha come obbiettivo principale l’abbattimento della disoccupazione e come complemento i vari benefici che ne derivano su tutto il comparto economico nazionale, si può concludere che l’incidente parametro piatto della crescita economica si giustifica ampiamente con le problematiche ereditate lo scorso anno e che gli investimenti già avviati provvederanno a instradare positivi cicli economici in grado di recuperare l’attuale deficit e riportare il clima socio-economico a piena positività (qualsiasi intelligenza economica lo capisce, i computer delle agenzie di rating non sono programmati per farlo).

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