Gomorra fa poker e mostra tutta la sua classe. Episodio uno ed episodio due della quarta stagione andati in onda su Sky Atlantic sanno di produzione di lusso. Si vede che col tempo l’esperienza dà i suoi frutti. Narrazione compatta senza troppe sbavature, macchina da presa minuziosamente presente e in certe inquadrature/ponte d’insieme (gli incendi dell’immondizia nel secondo episodio) che sa molto cinema d’essai (la regia è di Francesca Comencini), ma soprattutto attori parecchio in forma ben oltre la caricatura del camorrista (si veda l’inserimento nel secondo episodio di Andrea Renzi che buca le facce da galera).

Il dove eravamo rimasti si ferma di fronte all’addio dato a Ciro l’immortale (Marco D’Amore), morto a fine terza stagione, anche se D’Amore ha girato gli episodi cinque e sei della quarta stagione che andranno in onda tra venti giorni. Via una delle icone degli inizi per un tentativo di reload generalizzato che vede nuovamente Genny (Salvatore Esposito) tirare i fili del racconto criminale. I Capaccio lo vorrebbero morto per accaparrarsi il controllo dell’intera Napoli, ma dopo un’entrata in scena tormentata in esterno notte tra le vele di Scampia Genny si recherà, assieme a Patrizia (Cristiana Dell’Anna) dallo zio Gerlando, potente boss che domina le campagne a Nord del capoluogo campano, per disegnare il nuovo dominio della zona. Gli albanesi fanno la soffiata giusta e i Capaccio vengono avvisati del nuovo potere nascente con un’autobomba che gli scoppia sotto al naso macinando morti e feriti.

La richiesta di pace rivolta ora da Genny e da Gerlando alle gang riottose viene però subito accettata. Secondigliano finisce in mano a Patrizia, Genny fornirà droga a tutta Napoli e verrà venduta allo stesso prezzo a tutte le bande che controllano i vari quartieri. Il cliffhanger tra primo e secondo episodio è però subito cotto e servito. Genny sembra come volersi mondare le mani dal sangue criminale, pare uscire di scena e con la moglie avviarsi in auto su un enorme pista di atterraggio per aerei. Infatti è qui che si svilupperà il suo nuovo business. Giacca, t-shirt e occhiali da sole, con il nuovo socio l’imprenditore Alberto (Renzi) vuole acquistare tutti i terreni attorno alla vecchia pista d’atterraggio per costruire un aeroporto, centri commerciali e abitazioni. La camorra in doppiopetto squarcia Gomorra. Anche perché, nonostante la volontà di pulizia, Genny è costretto ad usare nuovamente la violenza tra un contadino che non vuole vendere il suo terreno, e un socio in affari che sembra essere troppo prepotente.

Aperta con l’omicidio di un politico locale all’alba, in una villa della campagna casertana, con il sangue dell’uomo assassinato che inonda l’obiettivo della macchina da presa come in certi horror splatter anni ottanta, Gomorra stagione 4 ha il pregio evidente, almeno per ora, di bucare l’atmosfera claustrofobica della classica lotta in esterni urbani angusti. La svolta immobiliarista/finanziaria di Genny, che sfaccetta ulteriormente il personaggio simbolo della serie, è anche però un modo per sviluppare diversamente il racconto continuando ad esplorare il territorio circostante Napoli. L’episodio due, in questo, con tutta una sua costruzione drammaturgica ben precisa potrebbe perfino essere un lungometraggio a sé sulla camorra. Tanto lo spazio ad esempio alla famiglia del contadino/fabbro che non accetta l’offerta economica di Genny e Alberto, con paralleli davvero di lusso nel mostrare le differenze socio-economiche tra la famiglia del criminale, che porta la figlia in un istituto privato e organizza ricche feste di compleanno, e quella del contadino che porta la figlia su una scalcagnata Panda in una scuola pubblica e non riesce a trovare una cura per la moglie malata di tumore attraverso i servizi della sanità pubblica. L’hype attorno a Gomorra, insomma, è ancora parecchio alto. Provate per credere.

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