Fissare a 10 euro il salario minimo per i lavoratori, fare pressione sui giganti del web per dare ai cittadini la sovranità sui dati personali e sugli algoritmi, introdurre un’eredità universale di 15mila euro per tutti i giovani che raggiungono la maggiore età. Queste sono solo alcune delle 15 proposte presentate dal Forum disuguaglianze e diversità con l’obiettivo di promuovere la giustizia sociale in Italia e combattere le disparità economiche.

Cento persone al lavoro per due anni
Si tratta di un lavoro di ricerca durato oltre due anni, a cui hanno partecipato 100 persone tra economisti, ricercatori e membri delle società civile di tutto il Paese. “Le disuguaglianze vanno ridotte non perché altrimenti si rischiano tensioni sociali, ma perché è giusto secondo criteri di etica pubblica”, ha dichiarato l’ex ministro del governo Monti Fabrizio Barca durante la presentazione che si è svolta a Roma. “Possiamo riuscirci perché non c’è niente di ineluttabile nello stato attuale delle cose, ma per farlo servono azioni radicali collettive”. Fra i promotori del Forum ci sono anche l’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini, il direttore del Servizio Analisi statistiche di Bankitalia Andrea Brandolini e diverse Onlus, come la Fondazione Lelio e Lisli Basso, ActionAid, Cittadinanzattiva, Legambiente.

Come riequilibrare il cambiamento tecnologico
Il pacchetto di proposte avanzato dal think tank è destinato alla politica, ai sindacati, agli amministratori locali, alle istituzioni europee. Un lavoro senza colori di partito, ispirato al pensiero dell’economista Anthony Atkinson e consegnato nei giorni scorsi in anteprima al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I primi temi affrontati “riguardano il cambiamento tecnologico, il quale ha prodotto straordinari progressi, ma anche enormi minacce”, ha spiegato Fabrizio Barca. “Come la precarizzazione del lavoro, l’uso incontrollato di masse di dati, l’affidamento di decisioni agli algoritmi, la polarizzazione delle retribuzioni”. Per questo, il primo passo da fare è “ristabilire la giusta gerarchia tra il principio del libero accesso alla conoscenza e della protezione della proprietà intellettuale”, gli fa eco Maurizio Franzini, docente di Politica economica alla Sapienza di Roma. In che modo? Spingendo ad esempio l’Unione europea a modificare gli accordi Trips, cioè quelli sulle proprietà intellettuali relative al commercio. Fra le proposte avanzate dal Forum c’è anche la costruzione di hub tecnologici sovranazionali di imprese con l’obiettivo di fare concorrenza ai grandi monopoli privati, l’assegnazione di obiettivi di lungo termine a Cassa depositi e prestiti e alle altre aziende di Stato, la promozione della giustizia sociale attraverso le università (oggi poco concentrate questo tema) e la ricerca privata. Ma c’è un punto fondamentale su cui si devono concentrare gli sforzi delle istituzioni: “Costruire una sovranità collettiva sui dati personali e sugli algoritmi”, chiarisce Barca, togliendola ai privati. “Si tratta di una proposta ambiziosa, perché richiede di aumentare la pressione sui giganti del web, promuovere la diversità di genere nella costruzione degli algoritmi, fare campagne di sensibilizzazione dei cittadini”. Chiudono questa prima parte di proposte l’elaborazione di strategie di investimento nei servizi fondamentali per i territori, la formazione dei funzionari pubblici per favorire gli appalti innovativi, il rinnovamento della Pa, la lotta al cambiamento climatico. Un punto per cui il Forum propone di rimodulare le concessioni statali, estendere a tutti l’Ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici, introdurre imposte ai più ricchi per finanziare misure green.

Lavoro e impresa: “Salario minimo a 10 euro”
In tema di lavoro gli esperti del Forum propongono, da un lato, di aumentare il ruolo dei dipendenti e del territorio nella gestione delle imprese (istituendo per la prima volta dei Consigli del lavoro e di cittadinanza), e dall’altro di introdurre in Italia il tanto dibattuto salario minimo. “È una misura necessaria per quelle figure con basso potere contrattuale che negli anni sono entrate nel mercato del lavoro”, spiega Daniele Checchi, docente di Economia all’Università degli Studi di Milano. “A quale quota fissarlo? Non è facile: se è troppo basso incide su poche persone e non garantisce condizioni di vita decenti, se è troppo alto rischia di mettere in difficoltà l’economia. La nostra proposta è che sia di 10 euro orari, una soglia che assicura il riconoscimento della dignità del lavoro”. La cifra non è troppo distante dai 9 euro ipotizzati dal Movimento 5 stelle e dal Partito democratico e deve essere la medesima in tutta Italia. Come chiarisce l’esperto, infatti, variare il salario minimo da Nord a Sud in base al costo della vita è errato, perché non tiene conto della maggiore spesa che i cittadini devono sostenere nel Mezzogiorno per via della minore offerta di servizi pubblici. Per quanto riguarda le preoccupazioni dei sindacati (da sempre contrari al salario minimo per gli effetti che potrebbe avere sui contratti nazionali), invece, Checchi specifica che “per difendere in parallelo la contrattazione collettiva è necessario rafforzarla, riconoscendone finalmente il valore legale (erga omnes). Così il salario minimo inciderebbe solo su quelle figure che restano al di fuori degli stessi contratti collettivi”.

Un’eredità universale per i giovani
A chiudere il rapporto elaborato dal Forum sono due proposte relative al “passaggio generazionale”. “Molti potrebbero considerarle delle misure impopolari, eppure si ispirano alla nostra Costituzione”, spiega Elena Granaglia, docente di Scienza delle finanze all’università Roma Tre. La prima prevede di aumentare la tassa sulle successioni, cioè su tutti i trasferimenti di ricchezza che si ricevono nel corso della vita, prevedendo una soglia di esenzione e tre aliquote. Con il ricavato, si potrebbe in parte finanziare una somma di 15mila euro da destinare in modo incondizionato a tutti i giovani non appena raggiunta la maggiore età. “Non vogliamo togliere ai genitori il diritto di riservare delle risorse per i figli”, chiarisce Granaglia. “Ma conciliarlo con il principio di uguaglianza sancito dalla Carta. Destinare poi una sorta di eredità universale a tutti i giovani, senza distinguerli in base al reddito o alla residenza, sarebbe una misura fortissima di redistribuzione della ricchezza e di giustizia fra le generazioni, per fare in modo che tutti possano partire dalle medesime condizioni”.

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