I tentacoli della criminalità organizzata nel Veneto. Dopo il blitz anticamorra nella zona di Eraclea e Jesolo di un mese fa, dopo l’operazione anti-‘ndrangheta in varie province della regione, adesso arriva la scoperta di un deposito clandestino di rifiuti provenienti dalla Campania. Il che è l’esatto contrario di quanto avveniva qualche anni fa, quando erano gli scarti industriali del ricco Nordest ad essere smaltiti nel Meridione, perfino nella “terra dei fuochi”.

La scoperta è stata effettuata dalla guardia di Finanza di Vicenza che ha sequestrato un magazzino pieno di rifiuti speciali gestiti quasi sicuramente dalla camorra. Si tratta di un capannone in disuso di 3mila metri quadrati nell’area industriale di Asigliano, dove erano accatastate 600 balle rilegate da filo di ferro, composte soprattutto da materiale plastico, tessile e da rifiuti solidi urbani. Peso complessivo stimato: circa 900 tonnellate.

Sul posto sono intervenuti anche tecnici dell’Arpav di Vicenza e le prime indagini hanno accertato la provenienza dalle zone di Napoli e Caserta. Il procuratore Antonino Cappelleri, intervistato da Il giornale di Vicenza, ha dichiarato: “Ho il timore che questa provincia stia diventando il magazzino delle mafie”. Un anno fa, infatti, a Gambellara era stato scoperto un altro capannone con rifiuti industriali, quella volta si trattava di 587 tonnellate arrivate ugualmente dalla Campania. Il capannone di Asigliano è di proprietà di Unicredit, che lo ha ceduto in leasing alla società Abaco team spa di Milano, che si occupa di consulenze tecniche nell’ambito del risparmio energetico.

Il leasing non era stato riscattato e la scorsa estate sarebbero arrivati i rifiuti. In quale modo e chi li abbia trasportati è oggetto di un’indagine per il momento senza indagati. Il sindaco di Asigliano, Fabrizio Ceccato, ha emesso un’ordinanza di sgombero e smaltimento, anche per evitare il rischio di incendi, un metodo usato dalle organizzazioni criminali per far sparire i rifiuti. L’inchiesta dovrà anche accertare come mai sia la società milanese, che aveva sottoscritto il contratto di leasing, sia l’istituto bancario, non si fossero preoccupati di controllare l’area e la proprietà. Unicredit Leasing fa sapere: “Siamo rientrati in possesso dell’immobile in seguito al default della società a cui era stato concesso in leasing. Il 23 luglio 2018 personale della Abaco Team s.p.a., a cui era stata affidata la gestione del compendio, rinveniva la forzatura del portone di accesso e rifiuti abbandonati all’interno”. Il 30 luglio era stata presentata una denuncia. “D’accordo con le autorità competenti, il 18 marzo è stato dato l’avvio alle necessarie attività di analisi e caratterizzazione propedeutiche allo smaltimento e bonifica del sito. UniCredit Leasing, parte lesa, si è attivata per la bonifica e salvaguardia dell’intero sito”.

Il fenomeno interessa anche la Commissione Ecomafie. “Acquisiremo gli atti relativi al sequestro e approfondiremo il caso. Il capannone di Asigliano Veneto stava probabilmente per essere dato alle fiamme, come quello che solo pochi giorni fa è stato incendiato nella zona sud di Milano. – ha dichiarato il presidente Stefano Vignaroli, deputato dei Cinquestelle – Di incendi negli impianti di trattamento e stoccaggio rifiuti la commissione si era già occupata la scorsa legislatura e prosegue il suo lavoro di inchiesta sui roghi”. Vignaroli lancia un allarme: “Il Nord, che già dalla precedente relazione della Commissione risultava l’area col maggior numero di roghi, si conferma la nuova Terra dei fuochi, con i rifiuti in arrivo dal sud Italia. La dinamica dell’inversione dei flussi, ora da Sud verso Nord, era stata fotografata nell’estate 2017 da un’inchiesta del Noe di Milano e della Procura di Brescia, e risulta ancora pienamente in atto: non a caso, anche nel capannone sequestrato c’erano rifiuti provenienti dalla Campania”. Gli spunti di indagine non mancano. “Inquietanti le connessioni con la criminalità organizzata che si stanno ipotizzando: secondo quanto riportato da alcune agenzie, i rifiuti trovati nel capannone erano gestiti probabilmente dalla camorra, mentre la Dda di Milano, nell’ambito dell’operazione che ha portato agli arresti di fine febbraio per l’incendio di via Chiasserini, ha evidenziato relazioni pericolose di alcuni soggetti con la ‘ndrangheta”.

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