Fu il primo candidato sindaco del M5s a Roma, poi diventò “mister preferenze” con oltre 6mila voti. Marcello De Vito, arrestato questa mattina dai carabinieri nell’ambito di un’indagine per corruzione e traffico illecito di influenze partita dall’inchiesta sullo stadio della Roma, è un grillino della prima ora. Avvocato, fa parte dell’ala ortodossa dei pentastellati, da sempre vicino alle posizioni dell’ex deputata ora in consiglio regionale del Lazio, Roberta Lombardi.

Nel 2013 era stato l’uomo di punta del Movimento Cinque Stelle alle Comunali, vinte poi da Ignazio Marino. Al turno successivo, nel 2016, risultò secondo a Virginia Raggi alle primarie online del M5s. Candidato come consigliere si era imposto come “mister preferenze” con 6.451 voti. Un risultato che gli aveva permesso di conquistare la presidenza dell’assemblea capitolina.

“Ho una splendida figlia – scrive di sé De Vito sul suo blog – soprattutto per lei ho scelto di entrare nel Movimento. Quasi tutto quello che sono lo devo ai miei genitori, all’educazione che mi hanno impartito, a quanto mi hanno consentito di fare”. Sul suo profilo Facebook, in evidenza tra i suoi post, rivendica #RomaTagliaGliSprechi: “Nel primo anno di consiliatura M5S tagliate le spese e ridotti gli sprechi di denaro pubblico dell’Assemblea Capitolina”.

“Appena arrivati – si legge nel post del 2017 – abbiamo voluto dare da subito un forte segno di discontinuità, andando a tagliare sprechi costi inutili ed improduttivi per recuperare quelle somme che sono necessarie per riportare nel giusto alveo il bilancio del Comune di Roma ed al tempo stesso per erogare i servizi ai cittadini a costi appropriati”.

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