I primi risultati sull’eventuale presenza di radioattività sul corpo di Imane Fadil arriveranno solo nel pomeriggio del 21 marzo. Lo si apprende da fonti investigative alla fine della giornata in cui sono cominciati i primi atti relativi all’autopsia sul corpo della testimone del caso Ruby, morta in circostanze tutte da accertare il primo marzo scorso. Oggi infatti, all’obitorio di Piazzale Gorini sono stati eseguiti i primi rilievi sugli organi interni, quelli che tecnicamente vengono chiamati carotaggi, poi inviati ad un centro altamente specializzato per essere analizzati da un equipe ad hoc.

Quindi i consulenti della procura e gli esperti di Medicina legale forniranno i risultati ai pm titolari dell’inchiesta, Tiziana Siciliano e Luca Gaglio. Gli esami, che saranno complessi e richiederanno più livelli di valutazione, se accerteranno la presenza di sostanze radioattive, renderanno molto più complicato poi procedere con l’autopsia in quanto sarà necessario prendere precauzioni per salvaguardare i medici e serviranno strumentazioni complesse. In caso contrario, invece, si punterà a verificare altre due ipotesi al vaglio della Procura, ossia l’avvelenamento da metalli, in particolare cadmio, antimonio e cromo trovati in quantità superiore ai parametri normali (anche se per gli esperti non a livelli compatibili con un quadro di “intossicazione acuta”) o la morte naturale per una rara malattia autoimmune (all’Humatitas le venne diagnosticato il ‘Lupus‘).

La modella aveva denunciato ai familiari e agli avvocati di temere un avvelenamento il 12 febbraio, quando era ricoverata all’Humanitas di Rozzano. I primi sintomi di una grave disfunzione al midollo, invece, Imane li aveva accusati circa una settimana prima del suo ricovero, avvenuto il 29 gennaio scorso. Nell’inchiesta sulla misteriosa morte gli inquirenti hanno già ascoltato a verbale i familiari della modella. Intervistati in esclusiva da Fatto Quotidiano i familiari della ragazza hanno detto di sapere con chi aveva cenato la ragazza prima di sentirsi male.

I parenti hanno riportato ai pm i racconti di Imane, visto che la ragazza aveva confidato il timore di essere stata avvelenata, dopo che i medici le fecero delle analisi sulla presenza di arsenico. Investigatori e inquirenti stanno anche analizzando le chat del telefono della 34enne per ricostruire i contatti che la giovane aveva nell’ultimo periodo. L’obiettivo di pm e squadra mobile è ricostruire a ritroso, le settimane precedenti all’arrivo della giovane in pronto soccorso.

Intanto il procuratore aggiunto Siciliano e i pm Antonia Pavan e Luca Gaglio hanno convocato Souad Sbai, ex deputata del Pdl e presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia.  Gli inquirenti hanno deciso di sentire l’ex parlamentare anche in seguito alle sue dichiarazioni sull’esistenza di una “pista marocchina” dietro alla morte della modella marocchina. “Sapeva tanto. Probabilmente aveva deciso di fare un passo indietro. E l’hanno uccisa”, ha detto Sbai. “Io mi occupo delle donne musulmane in Italia da 15 anni e continuo a farlo. Voglio solo sapere la verità, sapere come è morta Imane, chi è il colpevole”, ha aggiunto lasciando il palazzo di giustizia l’ex deputata, secondo la quale “una inchiesta anche in Marocco va fatta”.  Intanto cresce l’attesa per l’esito dei primi esami in modo di capire se nel corpo della modella ci siano o meno sostanze radioattive