Ci sarà un nuovo processo d’appello per Alfredo Robledo, ex capo del pool anticorruzione della procura di Milano, che ha da poco lasciato la magistratura per fare il manager alla Sangalli, azienda leader nei servizi ambientali. Lo ha deciso la Cassazione, che ha dichiarato non del tutto prescritti gli abusi d’ufficio contestati a Robledo in seguito alla denuncia dell’ex procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati. L’ex capo dell’ufficio inquirente del capoluogo lombardo gli contestava la illecita assegnazione a custodi giudiziari – anzichè al Fondo unico per la giustizia – di 92 milioni di euro sequestrati nell’inchiesta per la truffa sui derivati ai danni del comune di Milano. Per la Cassazione, infatti, non si sarebbero prescritte le liquidazioni degli incarichi per compensi che risalgono al 2012. Ora il fascicolo torna a Brescia. In primo grado il gup aveva prosciolto Robledo sostenendo che, al limite, aveva commesso una operazione che può essere “censurata sul piano deontologico”. Poi nel 2018 il tribunale aveva dichiarato la prescrizione.

Contro la prescrizione, la procura di Brescia aveva fatto ricorso alla Suprema Corte e gli ermellini della Sesta sezione penale – presidente Andrea Tronci – hanno condiviso il reclamo annullando con rinvio per nuovo esame da parte dei magistrati. L’appello bis oltre che per Robledo, si riapre anche nei confronti dei due custodi giudiziari Piero Canevelli e Federica Gabrielli. Questa vicenda è stata al centro dell’acceso scontro nel cuore della procura di Milano tra Bruti Liberati e Robledo che si allontanò dal capoluogo lombardo per assumere l’incarico di procuratore aggiunto a Torino. La scorsa estate, però, il Csm non gli ha riconfermato l’incarico nel capoluogo piemontese, retrocendendolo a semplice pm. Alla fine del 2018, Robledo ha lasciato la toga dopo 40 anni.

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