Dalle continue frecciate alla Cina, alla posizione filoatlantica dell’Italia rilanciata: “Ridicolo parlare di distacco dagli Stati Uniti“, rivendica il leghista Giancarlo Giorgetti, nella cornice del Palazzo del Vicariato, nel cuore dei palazzi romani. Di fatto, un messaggio diretto verso gli alleati di governo del M5s che spingono per siglare l’intesa commerciale con Pechino sulla nuova Via della Seta. “Vorrei invitare i giornalisti presenti di interpretare le mie riflessioni travalicando l’attualità”, esordisce Giorgetti. Ma nel suo intervento il sottosegretario non lesina di certo stoccate verso Oriente, provando a tessere la rete delle relazioni internazionali, nell’asse Washington-Santa Sede.
Accanto a lui c’è il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, che non si fa però scrupoli a richiamare il Carroccio su migranti e autonomie: “Non criminalizzare i migranti“, è il monito diretto verso l’azione del ministro e vicepremier Salvini. E ancora: “La questione delle autonomie regionali non può risolversi, se non a prezzo di erodere la radice della nazione, nel festival dei particolarismi, nel frazionamento o nel separatismo”. Giorgetti tira dritto, incassa e rivendica i risultati della Lega al governo, ma senza voler alimentare frizioni. In prima fila lo ascoltano i ministri Marco Bussetti e il pentastellato Riccardo Fraccaro, oltre all’altro sottosegretario M5s Stefano Buffagni. Ma non solo. Ci sono pure il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini, il collega nel Plenum del Csm Piercamillo Davigo, il forzista Alberto Barachini, presidente della commissione Vigilanza Rai. E si vedono pure le teocon Eugenia Roccella e Paola Binetti.
Giorgetti parla di ‘dualismo’ con il M5s, ma definisce l’esecutivo un “tentativo di governo serio”. Eppure, sul tema del Memorandum da firmare con la Cina, tra i nodi aperti nel rapporto Lega-M5s, rincara: “Si farà, ma metteremo dei paletti. Una cosa sono le opportunità di investimento per il nostro Paese e le nostre imprese, altra cosa è mantenere le cautele su tematiche delicate come la sicurezza e le telecomunicazioni. Non avrà valore giuridico, ma di certo ha un significato politico. Quindi è giusto non toccare aspetti delicati e salvaguardare i nostri interessi strategici”, chiarisce Giorgetti. Parole chiare, nelle vesti del garante dell’atlantismo italiano.

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