“Abbiamo certamente bisogno della speranza. Ma l’unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione”. È sulla scia di queste parole di Greta Thunberg che hanno preso avvio dalla scorsa estate, in Europa e non solo (qui la mappa globale), i cosiddetti “FridaysforFuture”: raduni, sit in, manifestazioni ogni venerdì di fronte alle istituzioni locali (come sedi di regioni o comuni), per protestare contro l’inazione e l’inerzia rispetto al cambiamento climatico.

Anche in Italia i “venerdì per il futuro” sono attivi ormai da alcuni mesi in numerose città. Il movimento si sta organizzando in questi giorni in vista dello Sciopero Globale il 15 marzo dalle 9 alle 13: una “mobilitazione generale mondiale” che si terrà in moltissime città del mondo, per chiedere “una politica climatica più ambiziosa, a livello globale, europeo e nazionale”. E che dovrà svolgersi “in modo pacifico e non violento”. “Agire in gruppo è un ottimo antidoto contro l’eco-ansia”, sostengono gli organizzatori, “ed è anche un modo potente per farsi ascoltare”. Il movimento ha tra l’altro lanciato una petizione su Change.org, che in tre giorni ha superato le 50mila adesioni.

Vuoi partecipare? Basta aprire Facebook – Partecipare allo sciopero è facile: basta unirsi al gruppo locale tramite la pagina Instagram della propria città. Sul sito italiano dei FridayforFuture ci sono tutte quelle che partecipano all’iniziativa (a Milano e Roma, ad esempio le manifestazioni inizieranno alle 11 rispettivamente a Piazza della Scala e Piazza Madonna di Loreto). I gruppi Facebook si stanno coordinando qui, pagina dedicata a strike organizers, associazioni e ong che vogliono collaborare insieme in vista dello sciopero del 15.

Se invece la propria città non è ancora presenta nella mappa, si può diventare “strike organizer”. Come? Creando una pagina Facebook e un account Instagram (Fridays for Future + nome della città), con tanto di logo personalizzato con il nome della propria città, che andrà poi aggiunta alla mappa. Ogni post pubblicato dovrà contenere, ricordano gli organizzatori, gli hashtag #climatestrike, #fridaysforfuture e bisognerà taggare la pagina @fridaysforfutureitaly (su Facebook) o @fridaysforfuture_italy (su Instagram).

Sempre sito nazionale, alla sezione Faq, vengono fornite tutte le informazioni pratiche per manifestare, dall’eventuale permesso per l’occupazione di suolo pubblico (se si usano oggetti senza ruote come tavolini e sedie), al semplice preavviso di pubblica manifestazione alla questura se si scende in piazza con semplici cartelli. Gli organizzatori nazionali hanno creato anche una cartella Google Drive, per condividere le foto degli scioperi. In rete già è possibile trovare le cartelle dei cortei che si sono svolti a Bari, Brescia, Brindisi, Como, Firenze, Genova, Milano, Modena, Napoli, Pisa, Roma, Senigallia, Torino e Udine.

Genitori, insegnanti, studenti: istruzioni per l’uso – Ci sono poi istruzioni specifiche per genitori, insegnanti e studenti – di scuola elementare, media o università – che vogliono partecipare al #climatestrike insieme a figli e alunni (le classi e le scuole sono fortemente invitate a scendere in piazza). “Spiegate in maniera semplice ai vostri figli il senso di questa mobilitazione e dello sciopero”, si legge sul sito. I genitori sono invitati a parlare dell’iniziativa anche a riunioni e feste, a far vedere video di Greta Thunberg e servizi giornalistici ai loro ragazzi più grandi, a parlare con gli insegnanti per spingerli a prendere posizione, a partecipare allo sciopero se i figli sono d’accordo. Agli insegnanti delle elementari si suggerisce di fare in classe attività di educazione ambientale, soprattutto pratica, e magari girare un breve video, o fare foto ogni venerdì a scuola da diffondere sui social legati dai FridaysforFuture e allo sciopero climatico. I docenti delle medie sono sollecitati a invitare esperti sul tema. Esiste anche un gruppo dedicato agli insegnanti, #teachersforfuture e uno per i genitori, #parentsforfuture.

Tante le indicazioni anche per gli studenti: registrare un video o farsi delle foto per raccontare la propria storia da pubblicare sui propri social media, chiedendo agli amici di unirsi allo sciopero del clima; partecipare al corteo del venerdì o creare un gruppo; parlare con rappresentanti di classe e di istituto – oppure con i rappresentanti nei consigli di facoltà – perché discutano dello sciopero; scrivere alle consulte provinciali; preparare volantini e locandine per la scuola e fare video e foto durante gli scioperi.

Infine, gli organizzatori ci tengono a sottolineare che sia i FridaysForFuture che lo Sciopero Globale del 15 marzo prossimo sono espressione di un movimento radicalmente apartitico. “Svolgiamo un’azione politica nel senso che stiamo esercitando pressione dal basso verso i leader affinché mettano finalmente il cambiamento climatico al centro della loro agenda. Ma siamo un movimento apartitico nel senso che non portiamo rivendicazioni specifiche di un partito, ma una base sociale variegata e inclusiva, unita da un’unica grande causa”. All’iniziativa stanno aderendo numerose associazioni, tra cui Federconsumatori, Zero Waste Italy, Legambiente, Lav, Federparchi e altre ancora. Ma in piazza, venerdì 15 marzo, non ci saranno bandiere – l’obiettivo è una mobilitazione “no brand”, dove nessuno è protagonista e tutti lo sono – ma solo centinaia di cartelli, che gli organizzatori invitano a fare su carta riciclata e con slogan possibilmente ironici e creativi. Gli smartphone dei ragazzi li fotograferanno, per rilanciarle in rete. Perché questo movimento fatto da giovani ha una doppia forza: agisce nelle piazze reali, ma si muove anche in quelle virtuali, in un reciproco rimando che sta facendo crescere la partecipazione.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Clima, i ragazzi mi hanno fatto capire perché la loro mobilitazione conta tantissimo

prev
Articolo Successivo

Cambiamenti climatici, l’inverno caldo del Nord mette già in crisi il Po. E nel Delta risale l’acqua del mare: habitat a rischio

next