“Ci hanno parlato di questa cosa chiamata cambiamenti climatici e ci hanno insegnato che sono una seria minaccia per il nostro futuro. Più imparavo sulla questione e più pensavo: se la situazione è così grave perché non dedichiamo tutto il nostro tempo a parlarne e cercare di risolverla”? Un discorso elementare e semplice, si direbbe di buon senso. La cosa diventa molto interessante, al di là della condivisione sull’argomento, se la considerazione viene da una giovanissima studentessa: lei si chiama Greta Thunberg, ha 15 anni, è svedese ed è determinata come soltanto può esserlo una ragazzina convinta di fare la cosa giusta.

Il suo nome e i suoi video serissimi, precisi e puntuali stanno rimbalzando attraverso la rete, bucando la cortina di silenzio che in questi mesi si era creata intorno al suo sciopero del venerdì: Greta, infatti, aveva deciso a fine agosto di attuare un sit in di protesta davanti al Parlamento svedese fino a che il governo, che si è rinnovato con le elezioni lo scorso settembre, non avesse preso posizione in modo fattivo sul tema dell’emergenza climatica. Il suo comportamento fermo e corretto, ma soprattutto la chiarezza con la quale esprime le sue preoccupazioni per il futuro della sua generazione e del pianeta hanno attirato il consenso emozionato di migliaia di persone, fuori e dentro i social.

“Cosa succederebbe se un milione di alunni saltasse la scuola e si riunisse fuori da parlamenti e municipi”? si è chiesta Greta su Twitter, seguita per settimane in questa sua forma pacifica di protesta non solo dalla sua famiglia ma da centinaia di ragazzi e ragazze. L’eco delle sue parole e del suo quotidiano impegno ha fatto breccia: particolarmente emozionante il suo intervento al Summit sul clima delle Nazioni Unite svoltosi di recente in Polonia.

Con gli occhi ben aperti e scandendo bene ogni parola, Greta Thunberg ha dichiarato alle personalità politiche riunite in sala: “Voi non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno. Lasciate anche questo peso a noi ragazzini. A me importa della giustizia climatica e della vita in questo pianeta. La nostra civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a un numero molto piccolo di persone di poter continuare a fare molti soldi. Sono le sofferenze dei molti a pagare per il lusso dei pochi. Quando nel 2078 festeggerò i miei 75 anni i miei figli mi chiederanno perché non abbiamo agito quando ancora potevamo farlo”.

In quest’ultimo passaggio sull’età e sul futuro il discorso di Greta porta con sé l’eco di quello, sempre alle Nazioni Unite, di Emma Watson come ambasciatrice della campagna He for she contro la violenza maschile sulle donne a livello globale. Quando la Watson lo pronunciò aveva 25 anni, 10 in più di Greta. Chissà che il mondo, come si augurava Elsa Morante nel suo Il mondo salvato dai ragazzini, non abbia una chance di salvarsi dalle aggressioni alla madre terra proprio grazie alle generazioni più giovani, e dentro queste alla determinazione delle ragazze.

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