A Palermo mancano un quarto dei magistrati di cui la procura avrebbe bisogno. E non ci sono neanche abbastanza aule attrezzate per la videconferenza: l’effetto è che una “contrazione dell’efficacia” del 41 bis, il carcere duro per detenuti mafiosi. A dirlo è Francesco Lo Voi, il capo dell’ufficio inquirente siciliano, durante un’audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia.  “La Procura di Palermo soffre una pesante carenza di organico. Il Consiglio superiore sta intervenendo, stanno avvenendo trasferimenti, ma la Procura soffre comunque una carenza preoccupante con riferimento in particolare al personale amministrativo già in sofferenza da tempo. Senza quel personale non riusciamo a far muovere le carte da una stanza all’altra: siamo sotto organico nella misura di oltre il 25% e i tre quarti che rimangono devono farsi carico del quarto mancante. Ulteriori pensionamenti ci saranno quest’anno e non ho dati su quel che accadrà con quota 100″, ha detto Lo Voi ai parlamentari di San Macuto.

“Lo segnalo perché sia noto che siamo in difficoltà, non siamo gli unici ad esserlo ma per il tipo di attività che abbiamo se dovessimo rallentare mi dispiacerebbe. È in difficoltà anche il Tribunale che soffre una pesante carenza di organico nel settore Gip-Gup. Difficoltà vi sono anche per le aule per l’effettuazione della video-conferenza: la mancata esistenza di un numero sufficiente di aule per videoconferenza comporta che in caso di collegamento con un carcere in cui ci sono i detenuti questi vengono messi nella stessa aula e il 41 bis subisce una contrazione della sua effettività ed efficacia”, ha aggiunto il procuratore capo.

L’audizione di Lo Voi è stata incentrata soprattutto su Cosa nostra. “La mafia – dice il magistrato – c’è, Cosa nostra c’è, non è forte come un tempo, non siamo più nel periodo in cui dovevamo affrontare stragi reiterate e ravvicinate, sono stati inferti colpi durissimi al punto tale che tutti i grandi capi di Cosa nostra sono stati arrestati e alcuni di loro hanno terminato i loro giorni in carcere. La mafia è sicuramente meno forte di prima ma la mafia c’è ha un potere di rigenerazione, autogenerazione che non riguarda solo la Sicilia. A conferma di questo siamo riusciti a scoprire, grazie alle forze dell’ordine, che era in corso ed era già stata avviata la ricostituzione dell’organismo principale di vertice di Cosa nostra, la Commissione provinciale di Palermo di Cosa nostra che è l’organo di vertice guida della Commissione regionale”.

Sconfitto l’organismo principale, ha spiegato Lo Voi, “e a seguito dell’arresto di Riina la Commissione provinciale era stata messa in stand by: dal ’93 in poi è partita la grande reazione dello Stato. Ma lo scopo di Cosa nostra è di avere un organismo di vertice funzionante. Cosa nostra c’è e ha bisogno di un organismo di vertice funzionante. Due componenti che hanno deciso di iniziare a collaborare ci confermano che l’esigenza di ricostituzione della Commissione provinciale serviva a rimettere ordine per evitare iniziative solitarie e perniciose di soggetti che non avessero un preciso punto di riferimento e accreditamento. Cosa Nostra non vuole confusione: vuole ordine e regole. Ce lo dicono intercettazioni e collaboratori; si tratta di regole sulle quali Cosa Nostra ha fondato la propria forza”.

Sul fronte degli affari, il capo della procura di Palermo ha detto che è stato registrato negli ultimi anni un significativo incremento di interesse e operatività nel campo del traffico degli stupefacenti, un settore me so da parte fino a poco tempo fa, dopo che le pene per le estorsioni sono state innalzate, anche se le estorsioni continuano a rappresentare una forma di controllo del territorio. Altro settore di particolare interesse è quello dei giochi online. E ancora, attività di interesse della mafia sono il turismo e la ristorazione, anche fuori dalla Sicilia. Tra le Regioni italiane quella maggiormente interessata al trasferimento di denaro per il riciclaggio è il Lazio. Le recenti indagini hanno poi accertato che le infiltrazioni avvengono anche grazie a funzionari della Pubblica amministrazione, assessori o sindaci, laddove il settore pubblico è facilmente permeabile.  “Tutto questo – ha spiegato Lo Voi – avviene spesso attraverso l’utilizzo di facce pulite. Sono diverse centinaia i soggetti sottoposti a indagine per intestazione fittizia di beni. Il che significa due cose: ci sono svariate centinaia di persone che sono disponibili a entrare in contratto con coloro di cui conoscono la caratura mafiosa, oppure vi si offrono loro stessi; al tempo stesso abbiamo la presenza di soggetti sconosciuti che possono, grazie al fatto che sono incensurati, entrare in contatto con altre realtà: tra questi ci sono i pubblici amministratori, professionisti, avvocati, notai, direttori banca ed altri, che si presentano, tutti, con la faccia pulita”.