Il 27 luglio dell’anno scorso il Tribunale di Como aveva dichiarato fallito il Casinò di Campione d’Italia. Ma oggi la Corte d’Appello di Milano, che ha accolto l’istanza presentata da Comune e Banca Popolare di Sondrio, ha annullato la sentenza.

Secondo i magistrati dell’appello al Casinò “è stato impedito di interloquire con concorrente violazione del principio di contraddittorio prima della dichiarazione di fallimento”. Pertanto secondo la Corte d’appello “la procedura che ha condotto all’emissione del decreto” è nulla e deve “essere rinnovata restituendo al Casinò di Campione la possibilità di esercitare appieno tutte le prerogative consentite in via generale dall’ordinamento in pendenza del termine per la sua audizione fatto salvo il giudizio del tribunale sull’eventuale inammissibilità di domande nuove laddove possibili di tradursi in abuso del diritto”. Audizione ritenuta dai giudici “indispensabile per la dichiarazione di fallimento”.

L’inchiesta giudiziaria era nata da un esposto presentato dal sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi (Fi), quando era ancora all’opposizione. Di fatto, il casinò non versava da anni i soldi che doveva al Comune, socio unico, provocando lentamente il dissesto finanziario dell’ente pubblico. Il debito accumulato nel tempo era di circa 30 milioni di franchi svizzeri (circa 25 milioni di euro). Dalle indagini della Guardia di finanza era emerso che i debiti non erano solo verso il Comune, ma anche verso le banche. Già nel 2013 i cittadini avevano costituito un comitato “In Gioco” che puntava “a rendere consapevoli i residenti dei costi e dei rischi legati alle carenze di gestione del casinò e all’inerzia dell’amministrazione”: iniziavano a sentirsi chiaramente i segnali della crisi.

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