La Cassa depositi e prestiti è salita all’8,7% del capitale di Telecom Italia, dal 7,1% a cui era arrivata il primo marzo. È quanto emerge da una comunicazione inviata nella tarda serata di venerdì alla Sec, la Consob americana. A metà febbraio la cassaforte dei risparmi postali degli italiani che fa capo al ministero dell’Economia era stata autorizzata dal consiglio di amministrazione a salire fino al 10% del capital dell’ex monopolista delle telecomunicazioni italiane da tempo al centro di un duro scontro tra azionisti italiani, francesi e americani.

Lo scopo della mossa della Cassa, che non ha mancato di suscitare forti perplessità per la valenza dell’operazione, è evidentemente quello di avere un ruolo di peso alla prossima assemblea. La Cdp all’ultima assemblea di Tim deteneva il 4,9% di Tim e aveva di fatto preannunciato la sua crescita, entro i tempi perché la quota possa interamente avere i diritti di voto nella prossima assise del gruppo di telecomunicazioni che è in calendario per il prossimo del 29 marzo. Con la sua scalata, infatti, Cdp si pone ancor di più come ago della bilancia tra gli americani di Elliott e i francesi di Vivendi in Tim. Ruolo non esattamente disinteressato visto che la Cassa è proprietaria di Open Fiber, la società pubblica della rete in fibra, mentre Tim è proprietaria della vecchia rete in rame.

Finora a guadagnare dalla mossa sono stati soprattutto gli azionisti di Tim: fa quando la Cassa ha fatto sapere di essere pronta a raddoppiare la posta sulla società di telecomunicazioni, il prezzo del titolo è passato da 0,48 a 0,56 centesimi per azione. La Cdp in tutto finora ha speso 960 milioni per rastrellare l’attuale quota Tim a un valore medio di carico dei titoli che è leggermente sceso a 0,726 euro ad azione e, a fronte dell’ultimo prezzo di Borsa di 0,556 euro: la perdita latente attualmente è di circa 225 milioni. Gli ultimi acquisti della Cassa sono avvenuti tra l’1 e l’8 marzo e, dai minimi di fine gennaio, Tim in Piazza Affari ha recuperato il 25%, con un notevole aumento dei volumi negli ultimi giorni. Mercoledì e giovedì scorsi – fanno notare gli analisti – gli scambi sono infatti stati nettamente superiori ai 200 milioni di pezzi, contro una media mensile di 132 milioni. L’ipotesi ovviamente è che i fondi si stiano riposizionando, come tutti, su un titolo che viaggia ancora molto scontato e con l’assemblea ormai alle porte.

Tra i punti chiave all’ordine del giorno della prossima assemblea c’è la revoca del consiglio di amministrazione, questa volta richiesta dai francesi che hanno il 24% di Tim. I quali sono confortati dalla relazione del collegio sindacale in vista dell’assise. Secondo Vivendi il documento dei sindaci “sottolinea l’esistenza di gravi irregolarità legate alla governance della società e al suo Consiglio di Amministrazione, in gran parte formato da Consiglieri della lista Elliott. Dal report emerge che il presidente del Board di Tim – si legge in una nota di Vivendi – ha violato i regolamenti aziendali, oltre che le più basilari e fondamentali regole di governance”. A giudizio dei francesi “questo cda ombra si è avvalso in questa occasione del supporto di consulenti legali che in passato hanno ricoperto la funzione di advisor per Elliott. Inoltre, i fatti descritti nel report dimostrano la diffusione di informazioni privilegiate a terze parti prima di una riunione del Consiglio di Amministrazione”.

Secondo l’azionista francese un cda indipendente “ristabilirebbe le condizioni e tutele di governance necessarie per permettere una corretta gestione dell’azienda, a beneficio di tutti i suoi azionisti, dipendenti e stakeholder. Da quando Elliott ha assunto il controllo del Consiglio di Amministrazione di Tim, il prezzo del titolo dell’azienda è diminuito circa del 35% ad oggi”, ribadisce Vivendi.

Nella relazione diffusa in vista dell’assemblea i sindaci di Telecom Italia affermano che “il quadro informativo complessivo acquisito evidenzia che, diversamente da quanto indicato nella sua comunicazione dal presidente del cda, non siano state fornite le medesime informazioni a tutti i consiglieri nello stesso momento e che talune informazioni siano state fornite solo ad alcuni consiglieri e segnatamente solo a quelli eletti nella lista presentata da Elliott”. Le irregolarità riscontrate “sono state pertanto fatte oggetto di comunicazione da parte del collegio sindacale all’Autorità di vigilanza“.

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