Siamo quasi tutti d’accordo che le cose non funzionano a dovere. Il Movimento avrebbe bisogno di un cambiamento. Ma quale? Secondo me la malattia è una specie di sindrome da accerchiamento, paura di non farcela e contemporaneamente quella forma di autismo che colpisce a volte gli scrittori quando hanno venduto troppi libri, stile “sono il più ganzo del mondo!”. Vedo solo due medicine efficaci per questo malanno.

1. La prima è vecchia: coinvolgere la gente. Il blog di Beppe Grillo raccoglieva, per ogni articolo pubblicato, migliaia di commenti e condivisioni. Su blogdellestelle.it ci sono decine di commenti e condivisioni. La differenza? Beppe chiedeva consiglio ai suoi sostenitori. Non si limitava a chiedere di votare sì o no. Beppe è sempre stato un colossale connettore, raccoglitore di idee, che poi rovescia nei suoi spettacoli e sul blog. E sapevi che se scrivevi a Beppe la tua proposta c’era qualcuno che la leggeva e magari ne faceva tesoro.

Oggi solo gli aderenti al Movimento possono partecipare a discussioni propositive sulla piattaforma Rousseau. Quando si stilò il programma del M5S partecipammo in decine di migliaia senza che venisse chiesta un’iscrizione: il dibattito era aperto a tutti, si ascoltavano tutti. Poi, alla fine, gli iscritti votavano le proposte migliori, ma si chiedeva a tutti gli italiani un contributo di idee.

La prima cosa da fare è ripristinare un canale di comunicazione tra gli italiani e il Movimento. Un blog dedicato alle proposte. Ed è tanto più necessario perché oggi il M5S è al governo. Quando mia madre era in Senato organizzammo un gruppo di esperti che valutava le proposte di legge che arrivavano da chiunque. Un gran lavoro fatto insieme alla splendida Roberta Lombardi. E ci concentrammo poi su quelle leggi che avevano più probabilità di passare, perché erano già state presentate in Parlamento con la firma di onorevoli di sinistra e di destra. Da allora seguiamo la “filosofia Shanghai”: inizia dalle azioni più facili!

Questo gruppo di lavoro ha continuato negli anni a raccogliere idee e elaborarle: siamo una piccola rete di professionisti senza bandiere, che si incontrano per studiare soluzioni innovative. Ma con questo governo, come con quelli precedenti, non c’è un luogo dove puoi realmente contribuire a una progettazione. Negli ultimi nove mesi tutte le volte che siamo arrivati a incontri con parlamentari e ministri del Movimento non ne è uscito niente. Tutti sono d’accordo, ma poi tutto si ferma. Siamo riusciti poi in effetti a far passare alcune idee:

a. il divieto della pubblicità in televisione del gioco d’azzardo è legge;
b. l’adozione per il processo civile delle procedure del processo del lavoro, idea elaborata da Marco Marchetti più di dieci anni fa, è scritta nella proposta di riforma della giustizia;
c. la distribuzione delle medicine sfuse, come succede negli Usa e in Germania, è nel programma della ministra Giulia Grillo.

Ma il meccanismo grazie al quale abbiamo contribuito a far passare queste idee non parte da ambiti di progettualità aperta, ma dalla nostra capacità di comunicazione in tv e sul web. E questo non va bene, perché c’è gente che ha proposte geniali ma non ha accesso alla grande comunicazione.

2. La seconda svolta da fare riguarda il fatto che il Movimento non sta usando in modo efficace il potere che ha per coinvolgere gli italiani nel grande cambiamento. Qui agisce la sindrome del “Chi fa da sé fa per tre”, proprio il contrario di quel che ci serve oggi: un grande impeto di cooperazione, una grande fiducia nelle potenzialità inespresse del nostro popolo.

Abbiamo grandi problemi di salute legati alla disinformazione sanitaria: ad esempio siamo leader nelle malattie dovute ad uso scorretto di antibiotici e di disinfettanti domestici. Le esperienze in tutto il mondo ci dicono che ogni euro speso nell’informazione sanitaria frutta almeno due euro di risparmi. Ma non ci sono soldi…

Allora noi abbiamo proposto di coinvolgere gli studenti, all’interno dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiedendo loro di diventare protagonisti di un balzo positivo nella qualità della salute. A partire dal 2017 abbiamo collaborato con alcune scuole coinvolgendo gli studenti e siamo riusciti a far nascere 430 blog individuali sulle passioni di ogni studente. Gli studenti hanno imparato elementi utili per il loro futuro lavorativo e hanno sviluppato le loro passioni. A Lovere, paesino sul lago d’Iseo, sono addirittura arrivati a costruire un’isola di bottiglie di plastica con un sistema di pompe, pannelli solari e 4mila chili di filtri di sabbia, piante e batteri. I nostri ragazzi quando scoprono la possibilità di agire concretamente sulla realtà tirano fuori una forza bestiale! La nostra esperienza ci dice che questo tipo di attività è tra l’altro grandiosa, perché risveglia la passione e così molti degli ultimi della classe si danno una svegliata.

Abbiamo proposto a parlamentari M5S di moltiplicare questa esperienza su scala nazionale. Quanta informazione possono mettere in campo 10mila blog che raccontino le passioni degli studenti ma si occupino anche di salute? Chi meglio degli studenti può raggiungere le famiglie e gli adulti di domani? Per capire cosa possono scatenare i nostri figli basta vedere quel che sta succedendo con lo sciopero mondiale degli studenti per l’ecologia.

Con Fabio Roggiolani e Michele Dotti abbiamo poi pensato di utilizzare l’Alternanza Scuola Lavoro per coinvolgere gli studenti nella diagnosi dello spreco energetico delle scuole, in collaborazione con università e aziende. Si è valutato che il check up energetico degli edifici scolastici: avrebbe un costo di 100 milioni di euro. Perché non farlo fare agli studenti degli istituti tecnici e scientifici?

In questi anni abbiamo anche collaborato a progetti rivolti a disoccupati depressi. Paolo Baiocchi ha costruito un sistema di auto-aiuto collegiale, simile a quello degli alcolisti anonimi, con l’aggiunta di un facilitatore professionale. Un test che ha coinvolto con grande successo 600 disoccupati per tre anni. Un’iniziativa che si basa sulla fiducia nelle capacità delle persone, anche quelle che sono in difficoltà e sono psicologicamente abbattute. Due su tre hanno trovato lavoro e quasi tutti comunque hanno migliorato la loro situazione psicologica perché hanno ripreso a sognare.

Sul piano comunicativo e della generazione di idee si esce dalla palude solo se si riescono a coinvolgere nuovamente la base e i cittadini. Anche i grandi comunicatori se restano da soli sono muti.