Violentati, filmati e abbandonati per ore in un casolare di campagna in disuso. Tra cavalli, mucche e cani. Costretti mangiare patatine e popcorn e bibite gassate. A volte ricevevano delle caramelle per “dimenticare quello che avevano fatto”. È la terribile storia che arriva dalla provincia di Taranto. Vittime di questa storia sono quattro minori, con disabilità intellettive, che all’epoca dei fatti avevano meno di dieci anni. A quegli squallidi incontri partecipava anche la madre dei bambini: dalle carte delle inchieste che l’hanno portata questa mattina in carcere insieme al suo compagno e un terzo uomo, è emerso che era proprio lei a fotografare i figli durante quei momenti di violenza commessi dal compagno o dal terzo indagato.

L’incubo è finito grazie alle denunce di un assistente sociale. Qualche anno fa, infatti, i bambini erano stati sottratti alla madre e consegnati a famiglie affidatarie che hanno raccolto le confidenze ricevute da due minori. Hanno descritto quei momenti e ciò che la madre e gli altri due uomini li costringevano a subire. Il primo campanello d’allarme, però, era giunto dalla lettura dei comportamenti: atteggiamenti con un’inclinazione alla sessualità che nulla aveva a che fare con la loro età. Non solo. Le loro richieste, i loro ricordi contenevano frasi e concetti inquietanti. Quando una delle famiglie affidatarie ha chiesto delicatamente quale fosse il significato di quelle parole, uno dei minori si è detto stupito che una persona di quell’età non ne conoscesse il significato. Le famiglie, quindi, hanno svelato tutto all’assistente sociale che ha da subito bloccato gli incontri periodici che i minori vivevano con la madre naturale. Una decisione che scatenò l’ira della madre e del suo compagno.

Le indagini hanno permesso di scoperchiare un vaso di abusi e torbide esperienze. È stato il sostituto procuratore Francesco Ciardo della “Sezione specializzata reati familiari” della Procura di Taranto a coordinare le attività della Squadra Mobile di Taranto agli ordini del vice questore aggiunto Carlo Pagano. Il pm Ciardo ha chiesto e ottenuto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal gip Giuseppe Tommasino: violenza sessuale continuata in concorso con l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di persone minori di anni 10. L’indagine è partita nell’estate 2018, quando già i bambini erano fuori dalle grinfie dei tre: l’ascolto protetto, col contributo di un consulente esperto in psicologia dell’infanzia, ha consentito di accertare gli abusi subiti. Il più piccolo, in quei momenti, aveva appena tre anni. Le violenze si susseguivano nell’abitazione familiare e nella casa di campagna del terzo soggetto. Alla madre e al suo compagno, il pm Ciardo ha contestato anche il reato di maltrattamenti per le condizioni di assoluto degrado in vivevano: i piccoli erano spesso abbandonati all’interno dell’abitazione e gli era stato impedito di frequentare la scuola dell’obbligo. Venivano picchiati spesso e a loro non garantito neppure l’alimentazione quotidiana o la minima igiene personale.

Nelle 18 pagine che compongono l’ordinanza, il gip Tommasino afferma che la madre ha esposto i suoi quattro “a quanto di più di degradante, umiliante e doloroso si possa immaginare”. Per il magistrato si avrebbe “messo a disposizione” i minori dei suoi appetiti perversi e di quelli dei due uomini: anche in assenza di indizi, il gip ha ipotizzato che tutto questo possa essere avvenuto per un tornaconto economico: “È forte il sospetto che la madre degenere – scrive infatti il magistrato – abbia inteso intrattenere un turpe commercio”.