Gravi irregolarità nella gestione del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea): per questo motivo la Guardia di Finanza ha arrestato Ida Marandola, direttore generale dell’istituto, nell’ambito nell’ambito di un’indagine della procura di Roma. Le misure cautelari riguardano anche altri 4 soggetti, accusati a vario titolo di peculato, abuso d’ufficio e falso: Ida Mirandola e un suo collaboratore sono finiti agli arresti domiciliari, mentre per altri tre indagati è stato disposto il divieto di firma. Il Gip ha anche disposto il sequestro di beni per 8 milioni.

Le irregolarità nella gestione del Crea – che stando al sito istituzionale è “il principale ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari, vigilato dal Ministero delle politiche agricole” – riguardano, secondo quanto sostiene la Gdf, innanzitutto la scelta della nuova sede. Secondo l’accusa, il direttore generale Ida Marandola (moglie di Francesco Biava, capo segreteria di Gianni Alemanno, An, quando era ministro dell’Agricoltura) ha indicato un numero di dipendenti superiore a quello reale e così facendo ha avuto la possibilità di selezionare l’immobile sul mercato e non di ricorrere a quelli demaniali a disposizione, ma non in grado di soddisfare le richieste. Stando alle accuse, le irregolarità hanno interessato anche il procedimento amministrativo che è scaturito dalla scelta della nuova sede: nell’affidare i servizi di trasloco e facchinaggio, i contratti sono stati “artificiosamente frazionati” in modo da non superare la soglia oltre la quale è necessario ricorrere a gare pubbliche, in modo da poter scegliere le ditte che avrebbero poi effettuato i servizi.

Agli indagati viene inoltre contestato di non aver ridotto, come previsto dalla legge sulla spending review, del 15% il canone d’affitto di 2 immobili, che avrebbe consentito un risparmio per lo Stato di 700mila euro. Ed infine, dicono ancora inquirenti ed investigatori, sono stati commessi abusi sia nella procedura di stabilizzazione di alcuni precari del Consiglio sia nel pagamento di prestazioni professionali a due collaboratori che, in realtà, non hanno svolto alcuna attività lavorativa. Oltre a Marandola, nei cui confronti sono stati disposti i domiciliari, la misura cautelare è scattata anche per un altro funzionario che si trova attualmente all’estero mentre per il dirigente dell’ufficio bilancio, il dirigente e un dipendente dell’ufficio gare e appalti è scattato l’obbligo di presentazione all’autorità giudiziaria. Tutta la vicenda della nuova sede del Crea era stata raccontata ad agosto dello scorso anno da Il Fatto Quotidiano, che aveva sottolineato le storture nelle procedure di scelta della nuova casa dell’ente: un immobile selezionato in modo informale, pagato a peso d’oro, contaminato da radon e amianto.