La politica democratica è bella perché è una delle poche cose che divide le famiglie unite. Del resto è questa la sua origine e motivazione, da quando Clistene ridisegnò le circoscrizioni elettorali di Atene per spezzare i legami di clan. Ed è quello che è successo domenica anche a casa mia.

Tre persone su quattro sono andate a votare alle primarie del Pd e uno, chi scrive, è rimasto risolutamente sul divano. Preciso che nessuna delle quattro persone aveva votato per il Pd alle Politiche. Una delle persone è andata perché crede fortemente alla linea che qui sul Fatto posso definire di Furio Colombo. C’è un pericolo nel paese, non tanto per la democrazia, quanto per la civilizzazione. L’atteggiamento della Lega, dei complici dei 5 Stelle (che tali sono oggettivamente diventati dopo il referendum interno sul caso Diciotti) nei confronti del problema immigrazione ha portato allo scoperto quelli che in una nota di qualche mese fa, richiamandomi al libro di Goldhagen, ho chiamato i volenterosi carnefici di Salvini, un paese orribile. E’ una preoccupazione, per me, largamente condivisibile. Largamente condivisa anche dal popolo di sinistra o di centrosinistra come dimostrato dalla manifestazione milanese e da tanti altri episodi.

Largamente ma non integralmente. Perché afflitto, purtroppo, da una memoria non selettiva ricordo perfettamente che questo paese nel passato recente è stato, ad esempio, il teatro del G8 di Genova dove lo Stato ha torturato come in una macelleria messicana. E, non ci fossero stati i giudici cui Salvini è stato sciaguratamente sottratto, protagonisti e istigatori della vicenda avrebbero solo continuato la loro progressione di carriera. Ricordo che questo è il paese di Cucchi e Aldrovandi, o quello del rapimento di Abu Omar e della grazia cortesemente elargita dall’Emerito ai suoi kidnappers. Così come ricordo gli sgomberi di Piazza Indipendenza gestiti con mano francese da ministri dell’Interno scevri di camicia verde, o gli speronamenti in mare fatti sotto il governo Prodi, o le baraccopoli dei raccoglitori di pomodori mai risanate negli anni di governo dei “nostri”. Insomma l’atteggiamento di Salvini fa schifo, ma questo non è, e mai è stato, un paese gentile.

Altri due sono invece andati per conficcare l’ultimo chiodo nella bara politica di Matteo Renzi e a questo si sono, vanamente, richiamati tentando di farmi fare i 50 metri che separavano casa dal gazebo. “Diamo a Zingaretti la forza per poter liberare il centrosinistra dall’uomo che lo ha trascinato nel fango della abolizione dell’articolo 18 e fare prima o poi, anche se non ha il coraggio di dirlo, l’accordo con i 5 Stelle”. Anche questa è una posizione largamente condivisibile. E’ da quando il Bomba è apparso che sostengo che solo la disintegrazione di quello che è diventato il Pd può restituire qualche speranza al mondo della sinistra, così come la disintegrazione del Clintonismo ha ridato agli Stati Uniti un partito democratico che con Sanders, la Ocasio-Cortez, la Warren ha rimesso al centro del dibattito politico il tema della redistribuzione.

Il punto è che il Pd non ha nessuno di quei tre, e nessuna delle loro proposte, al suo interno. E’ che la sua secchissima sbandata a destra precede il renzismo, ed è insita nella sua stessa origine. Per cui sì, tanti auguri a Zingaretti, però la stessa apertura di credito l’avevo fatta con Bersani, votai a quelle primarie, e poi me lo sono trovato tra una mucca nel corridoio e un tacchino sul tetto a votare il pareggio di bilancio in Costituzione, la Fornero e il Job Act perché lui era leale, conoscendo la ditta. E quindi, mi scusi Zingaretti ma stavolta prima vedere cammello.

E poi naturalmente per i partecipanti al voto c’è il problemino del dopo. Esclusa (ma sarà poi esclusa nelle loro menti?) la vocazione maggioritaria, dopo che si fa? Con chi si farà politica? Se non ci fosse il cuneo dei migranti come si vede dal caso Tav, ma pure dalle polemiche sul divano dei poveri, con la destra i punti di contatto sono tanti. Ma quel milione e passa di zingarettiani hanno votato per questo? Impossibile. (Oddio, impossibile…). Allora i 5 stelle? Impossibile anche questo. Per una parte sarebbe eterogenesi dei fini, visto che i grillini sono il reale bersaglio, quelli che hanno scippato i voti “intrinsecamente” democratici, finiti ad alimentare un gruppo di “scappati di casa, incompetenti, ridicoli e sotto sotto fascisti”.

Per un’altra parte sarebbe l’ammissione tardiva di un errore politico talmente grosso da essere imperdonabile. Invece di allearsi in passato da posizioni di forza quando si potevano determinare le politiche, lo si farebbe in futuro unendo due debolezze e in assenza di una chiave di volta (la svolta socialista dei dem americani o di Corbyn) per tenerle insieme, con Salvini lasciato solo a governare. Insomma non c’è logica, ma soprattutto nessuna risposta ai problemi del paese, nelle due strade che sono aperte davanti al Pd di Zingaretti. O se ci sono io non sono più capace di vedere.

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