Parole chiare sul Venezuela le ha scritte di recente, anche sul Fatto Quotidiano, Pino Arlacchi. Arlacchi afferma giustamente che la vera causa della crisi che ha colpito il Venezuela sono le inique sanzioni decretate dagli Stati Uniti. Tali sanzioni violano i diritti umani del popolo venezuelano impedendo l’accesso a beni essenziali come alimenti e medicinali. Nello stesso senso si è espresso di recente il relatore del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Alfred De Zayas.

Lo scopo di questo soffocamento economico è far capitolare il governo del presidente legittimamente eletto Nicolas Maduro per aprire la strada a qualche successore, come il semisconosciuto, fino a ieri, Juan Guaidò, che si mostri più sensibile alle richieste delle multinazionali e meno ostile agli Stati Uniti e alle loro storiche pretese imperiali. Tuttavia l’operazione Guaidò è sostanzialmente fallita, nonostante l’appoggio spudorato dei governi occidentali e di buona parte della stampa cosiddetta libera. Infatti gli Stati Uniti non sono riusciti a creare alcuna spaccatura degna di rilievo all’interno delle Forze armate venezuelane, né a violare la sovranità del Paese con lo strumento dei cosiddetti aiuti “umanitari”, né tantomeno a resuscitare lo spettro delle guarimbas, le rivolte di piazza che per qualche tempo hanno sconvolto i quartieri bene di Caracas e altre grandi città venezuelane. Donald Trump e Juan Guaidò facevano affidamento su un numero molto elevato di vittime che legittimasse in qualche modo l’invasione. Fortunatamente questa circostanza non si è verificata.

Tale fallimento potrebbe, però, aprire la strada a un intervento militare diretto degli Stati Uniti, prospettiva che la Casa Bianca evoca da tempo. Un intervento di questo genere provocherebbe scenari imprevedibili e si presenta di difficile attuazione dal punto di vista militare, dato il buon livello di armamento e addestramento delle Forze armate bolivariane e l’esistenza di una milizia di due milioni di uomini e donne che costituisce la concretizzazione dell’unione civico-militare promossa da Hugo Chavez nella direzione della guerra di popolo generalizzata contro qualsiasi invasore.

Bisogna inoltre tener conto del fatto che le reazioni della comunità internazionale sono generalmente ostili a una tale soluzione. Oltre all’ovvia contrarietà dei Paesi schierati con Maduro, come Cina, Russia, Turchia, va registrata anche la contrarietà dell’Unione europea, dello stesso gruppo di Lima e delle Nazioni Unite. I Paesi europei e latinoamericani che avevano seguito Trump nel tentativo di lanciare Guaidò come alternativa a Maduro non sono disposti a spingersi fino alla guerra. Trump, quindi, se decidesse di scatenare la guerra lo farebbe in modo praticamente solitario. Si sono dissociati da ultimo anche personaggi di spicco del regime brasiliano, come il vicepresidente Hamilton Mourão. E anche gli altri presidenti latinoamericani, a cominciare dal colombiano Ivan Duque, hanno le loro gatte da pelare.

È a tutti chiaro, tranne forse a Trump – cui bisognerebbe cominciare con lo spiegare esattamente dove si trova il Venezuela – che l’intervento militare statunitense provocherebbe una catastrofe immane, una regionalizzazione del conflitto e pericoli molto seri per la pace mondiale, dato che molto probabilmente Russia, Cina e altri non assisterebbero passivamente a questa nuova inaudita violazione del diritto internazionale.

La situazione di stallo che è conseguita al fallimento dell’operazione Guaidò è però pericolosa, dato che con ogni evidenza gli Stati Uniti non hanno abbandonato i loro propositi di riprendersi il Venezuela. Occorre quindi lanciare con forza una soluzione pacifica che abbia come capisaldi l’immediata fine delle sanzioni contro il popolo venezuelano e un accordo tra le principali forze politiche che porti, in tempi ragionevoli, allo svolgimento delle nuove elezioni politiche, con le dovute garanzie internazionali per tutti. Sono disposti l’Unione europea e il governo italiano a percorrere tale strada o vogliono continuare a seguire Trump e le sue visioni imperialiste?

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