Nel giorno in cui il consiglio dei ministri si è riunito anche per una revisione al codice degli appalti, due esponenti dei partiti di maggioranza mettono in scena uno scontro tra le diverse “filosofie” delle forze di governo. Da una parte il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra del M5s, dall’altra il sottosegretario ai trasporti Armando Siri. A dare il via al confronto è quest’ultimo, secondo cui il codice va cancellato e totalmente riscritto (video di M. Lanaro): “Per curare la malattia della corruzione abbiamo scatenato degli anticorpi che non solo non funzionano, ma hanno distrutto l’organismo, quindi è stata una reazione eccessiva. Siamo l’unico Paese che ha un ente ulteriore (l’Anac, ndr) contro la corruzione, sembra che diamo per scontato che siamo tutti corrotti e dobbiamo curarci, io penso che sia il contrario: siamo tutti persone corretti fino a prova contraria, quindi dobbiamo alleggerire il codice che secondo me va questo codice va cancellato e totalmente riscritto”. E quale sarà il futuro dell’Anac? “Smettiamola di prendere medicine per curare una malattia che ha bisogno invece di piangere buonsenso e di meno burocrazia”. In sostanza, sintetizza, “per curare la corruzione serve soprattutto buonsenso“. Molto diverso il punto di vista del presidente dell’Antimafia: “La corruzione non si combatte con il solo buonsenso, ma con severe leggi Anticorruzione, leggi da applicare sempre”, dice Nicola Morra. Chi afferma il contrario è in malafede, o di un’ingenuità assoluta”.

Intanto il consiglio dei ministri ha approvato la bozza di ddl delega per “semplificare e codificare” in dieci settori. Le materie sono: attività economiche e sviluppo, energia e fonti rinnovabili, edilizia e territorio, ambiente, acquisto di beni e servizi della Pubblica amministrazione, cittadinanza e innovazione digitale, servizio civile universale e soccorso alpino, prevenzione della corruzione, giustizia tributaria e sistema tributario e contabile dello Stato, tutela della salute.

Per quanto riguarda la riforma del Codice degli appalti, l’esecutivo ha approvato un articolato che concede due anni per completare la riforma dei contratti pubblici. L’obiettivo è semplificare le norme, “non solo nei settori ordinari e speciali ma anche di difesa e sicurezza”. La delega, si legge nella relazione, “mira a promuovere discrezionalità e la responsabilità delle stazioni appaltanti” e rendere più efficienti e tempestive le procedure, per “ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche”.  I decreti legislativi attuativi della delega sui contratti pubblici sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, acquisendo il parere della Conferenza Unificata, del Consiglio di Stato, delle Commissioni parlamentari e dell’Anac. I regolamenti esecutivi sono adottati entro due anni dall’entrata in vigore della legge di delega.

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