L’auto che guida da sola da un lato fa un po’ paura e dall’altro è attraente. Dall’ultima ricerca del Censis relativa al rapporto sulla mobilità emerge che un italiano su due non si fida delle auto a guida autonoma, anche se, dalla stessa relazione risulta che sempre più italiani scelgono di aggiungere, alle dotazioni di serie delle auto che acquistano, i vari sistemi di assistenza alla guida che sono l’anticamera proprio della guida autonoma. Un controsenso filosofico che fa capire bene quanto l’argomento sia controverso. A questo va aggiunto il fatto che più del 35% degli italiani patentati ha più di 65 anni: forse è meglio cominciare a pensare seriamente che, in tanti casi, sarebbe meglio se fosse qualcun altro a guidare al loro posto!

Personalmente penso che sicuramente ci arriveremo, in un futuro non troppo prossimo. Quello che mi dà più da pensare sono le implicazioni relative alla privacy e all’etica, anche se penso che alla fine questi aspetti passeranno in secondo piano. Mi chiedo come faranno a convivere auto a guida autonoma e auto “classiche”. Forse serviranno strade con corsie segregate a seconda di chi guida? Ma come faranno le città italiane ad adeguarsi? E poi i concept delle auto a guida autonoma che abbiamo visto fino ad ora sono davvero brutti! E ancora: come fidarsi delle auto che ti portano in giro?

Certo è che la mobilità può essere suddivisa in due tipi. Il trasporto quotidiano: gli spostamenti da A a B, che devono essere fatti in poco tempo e con poche emissioni, magari facendo altro. Questo è il caso perfetto per la guida autonoma e anche io sono d’accordo. C’è poi il trasporto legato al divertimento e al piacere di guida. Purtroppo però questo è importante solo per la nostra generazione perché a 30/35 anni poco interessa questo ambito. Questo non so che fine farà!

Di tutto ciò e di molto altro si è parlato al Volvo Studio di Milano, in occasione di un “Talk” organizzato da Motor 1 dal titolo: “Chi ha paura dell’auto che guida da sola?”. Alessandro Lago, direttore di Motor1.com, ha fatto gli onori di casa e ha coordinato gli interventi di Francesco Leali, professore del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Isabella Ferrari, avvocato specializzato in diritto privato comparato, Giacomo Biraghi, fondatore di Secolo urbano, esperto internazionale di strategie urbane e Mike Robinson, pioniere dell’experiential design delle concept car a guida autonoma.

Il collo di bottiglia non è la tecnologia

Il nodo tecnologico principale è relativo alla velocità di connessione e a quanto velocemente vengono scambiati i dati. Il famoso 5G potrebbe aiutare ma in realtà ci sono anche delle alternative che sono al vaglio per “slegarsi” dalla rete. Ma oltre alla tecnologia ci sono problemi relativi alla responsabilità, alla privacy, all’etica. Tutte cose note e arcinote che ancora non hanno trovato una soluzione. Intanto si continua con la ricerca, anche se in Italia i fondi non sono tantissimi. Da noi quello che “pesa” è la mancanza di un investitore nazionale, una grande Casa auto che punti su questo per fare da volano negli investimenti.

Chi si prende la colpa in caso di incidenti? 

Di chi è la responsabilità in caso di incidenti? Chi si prende la colpa? Chi paga? Gli attori coinvolti sono tre: il costruttore auto, il conducente, il gestore dell’infrastruttura. La legislazione attuale è diversa da Paese a Paese, ogni Nazione sta andando avanti da sola e non c’è una linea uniforme. In questa fase di sperimentazione, quelli più avanti sono gli americani, che attribuiscono la responsabilità al produttore dell’auto. In Europa invece la responsabilità è distribuita tra il conducente e il proprietario del veicolo (che è la casa costruttrice o l’ente di ricerca). In particolare, in Europa ci sono solo tre Stati con legislazioni specifiche per la sperimentazione della guida autonoma: la Germania, l’Inghilterra e l’Italia. In tutti gli altri Stati tutto avviene in “deroga”, senza una disciplina specifica. In Italia, col decreto “Smart road”, la responsabilità è stata assegnata al conducente. Ma quando si passerà dalla sperimentazione alla pratica? Quando ci sarà una nuova normativa applicabile? I lavori non sono ancora stati avviati né a livello italiano né a livello europeo. Senza leggi le auto a guida autonoma non potranno circolare e il fatto che non si sia ancora attivato nessun tavolo la dice lunga sulle tempistiche.

Non c’è guida autonoma senza smart cities

E’ indubbio che la causa principale degli incidenti siano gli errori umani, ed è indubbio che un computer sbagli meno di un uomo. Probabilmente oggi già c’è la tecnologia per far si che le auto si guidino da sole, almeno in laboratorio. Le cose si complicano quando vengono messe in contesti reali, come le nostre città. Città che in passato erano additate come la causa principale di tutti i mali, ma oggi vengono percepite come la possibile soluzione, dove avere meno inquinamento pro-capite, più coesione sociale e mobilità migliore, con l’auto a guida autonoma che potrebbe essere uno degli agevolatori.

Ma che cos’è una Smart city? E’ una promessa

Non è più una questione di dimensione quantitativa o statica. E’ smart una città, anche piccola, che però vive una dimensione dinamica e qualitativa. Esempi come Palo Alto in America o Roncade in italia sono lampanti. Si tratta di città intelligenti che garantiscono il benessere di quelli che si spostano a piedi, come in bicicletta, come con le auto a guida autonoma. Nelle smart cities probabilmente anche il trasporto pubblico verrà superato. I parcheggi sotterranei, i silos ma anche i tunnel delle metropolitane verranno utilizzati come spazi per le auto a guida autonoma, che potranno quindi circolare senza essere “turbate” da altri mondi. Quando tempo ci vorrà per arrivare a questo? La chiave è l’interesse individuale. Il processo può essere paragonato a quello a cui abbiamo assistito nei voli low cost. I tempi possono essere anche rapidi. Quindici anni fa Shangai e Pechino erano rappresentate da fotografie in cui le biciclette erano quasi l’unico mezzo di trasporto: oggi non ci sono praticamente più. La “domanda latente” di mobilità alternativa esiste già ed è legata a tre elementi che molto presto prenderanno il sopravvento. Il tempo: è cruciale organizzarsi per evitare traffico e ingorghi; i percorsi: scegliere strade alternative per non trovare intoppi; l’immoblità: per evitare di passare ore in auto alla fine si decide di non muoversi. Questi tre fattori saranno cruciali per lo sviluppo della guida autonoma. A Milano il processo è già iniziato: l’area B partita il 25 febbraio è l’inizio della “conversione”. Che sia la prima dove arriverà anche la guida autonoma per tutti?

Le auto a guida autonoma saranno un “Ambrogio virtuale”?

Disegnare un’auto che guida da sola è ancora più difficile perché ancora non sappiamo bene cosa sarà, quindi si sta sparando al buio! Da una parte ci sono gli OEM che disegnano le auto classiche rendendole autonome, dall’altro ci sono le start-up che tirano fuori auto orrende ma molto tecnologiche. In mezzo c’è un vuoto che deve ancora essere tutto scoperto. Oggi il volante dell’auto è il fulcro e questo non ci sarà più. Ma da cosa sarà sostituito? Impossibile dirlo adesso, ma una cosa è certa bisognerà cercare di rendere sexy un oggetto che non lo sarà più perché diventerà alla stregua di una lavatrice.

Vi ricordate la pubblicità dei Ferrero Rocher dove Ambrogio portava in giro la signora in giallo? Così dovrebbe essere l’auto autonoma. Un Ambrogio che sa tutto di noi, che ci aiuta, che ci fa anche guidare e se stiamo per sbagliare ci avvisa e ci corregge. Un mix tra un personal trainer e un assistente. L’auto a guida autonoma probabilmente non potrà essere bella come le auto attuali, ma proprio per questo non sarà solo forma. Visto che sarà difficile rendere bella una lavatrice, almeno che sia bella l’esperienza di usarla!