Un altro vecchio amico di Silvio Berlusconi finisce condannato da un tribunale. Si tratta di Alberto Maria Bianchi condannato a Milano a due anni otto mesi per una presunta frode fiscale con un giro di false fatture. Le operazioni inesistenti – secondo l’accusa – hanno permesso allo stesso Bianchi di incassare soldi da Publitalia, concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset, senza svolgere in concreto alcuna attività.

La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Milano che ha inflitto altre quattro condanne, tra 8 mesi e 2 anni, e ha assolto “perché il fatto non sussiste” Romano Luzi, ex maestro di tennis di Berlusconi, anche lui imputato per frode fiscale e a sua volta legato da una storica amicizia con il leader di Forza Italia.

L’inchiesta era stata raccontata da un’inchiesta di Fq MillenniuM, il mensile del Fatto Quotidiano che aveva pubblicato in escusiva le intercettazioni Bianchi, amico di Berlusconi e Marcello Dell’Utri sin dai tempi in cui tutti e tre frequentavano l’università a Milano. “Sai fino a quando mi pagheranno? Fin quando c’è vivo Dell’Utri“, diceva intercettato Bianchi: da Publitalia ha ricevuto in totale  27 milioni di euro nell’arco di 14 anni, fino al 2013. Soldi giustificati e fatturati come provvigioni per la vendita di spazi pubblicitari per le reti del Biscione. Grazie alle intercettazioni e alle testimonianze dirette dei funzionari della concessionaria, però, l’indagine ha documentato che Bianchi non ha mai procacciato neppure un singolo cliente. Da qui è partita l’inchiesta sulla reale natura di quei pagamenti.

Nella requisitoria il pm Mauro Clerici aveva spiegato che Bianchi “dalla fine degli anni ’90 ha ricevuto in totale 30 milioni di euro da Publitalia”. Nell’indagine, però, venivano contestati circa 8 milioni e la sentenza ha certificato la prescrizione di diverse imputazioni. In una tranche dell’indagine era stata archiviata la posizione di Berlusconi. Bianchi, ha continuato il pm davanti alla prima sezione penale era “legato da un rapporto di amicizia con Berlusconi sin dal ’56, quando frequentavano un corso universitario, ha intrattenuto rapporti con Publitalia dagli anni ’80” e “dalla fine degli anni ’90 ha ricevuto in totale 30 milioni da Publitalia, in particolare 27 milioni in 14 anni fino al 2013”.

Il tutto, secondo la Procura, “senza svolgere alcuna attività lavorativa, mentre sulla carta avrebbe dovuto procacciare clienti”, attraverso la società New Publigest, di cui sarebbe stato amministratore di fatto. Alla Procura, che aveva contestato una presunta frode da circa 8 milioni, “sfuggono ancora – aveva detto il pm – le ragioni di tutti questi soldi dati negli anni a Bianchi”, attraverso le presunte false fatture emesse dalla New Publigest e pagate da Publitalia. Per Bianchi (pena sospesa e attenuanti generiche) la Procura aveva chiesto 4 anni. Sono rimasti in piedi i fatti dal 2010 al 2013 ed è stata disposta la confisca di 1,4 milioni.

Nelle intercettazioni dell’amico dell’ex premier, pubblicate su Fq Millennium, il coetaneo di Berlusconi sosteneva di avere ricevuto bonifici a sei zeri in cambio del suo silenzio sui rapporti tra Dell’Utri e la mafia. Un concetto ribadito più volte .”Sa che Bianchi può diventare un grande problema se non lo paga. Io non ho paura, deve avere più paura lui di me che io di lui”, inveiva parlando di sé in terza persona, quando l’azienda aveva sospeso le elargizioni dopo l’apertura dell’inchiesta. “Loro hanno paura a pagarmi, dovrebbero avere più paura a non pagarmi. La mia disgrazia è che Dell’Utri sta morendo”, diceva Bianchi ancora nella conversazione del 24 febbraio 2015. Quando l’ex senatore è già detenuto nel carcere di Parma (poi sarà trasferito a Rebibbia, prima di ottenere i domiciliari) dopo essere stato condannato a sette anni per concorso esterno a Cosa nostra. Una sentenza diventata definitiva nel maggio del 2014, nove mesi prima che Bianchi pronunciasse quelle parole piene di rancore. E molto simili a un ricatto, seppur soltanto ventilato.

Secondo l’accusa, però, era stato accertato che l’unico motivo per cui i soldi uscivano dalle casse di Publitalia, attraverso le false fatture, e arrivavano a Bianchi era l’amicizia tra lui e Berlusconi. Lo stesso ex ad di Publitalia Fulvio Pravadelli (ha patteggiato in passato), secondo i pm, era a conoscenza della fuoriuscita di denaro, anche se non avrebbe ottenuto alcun vantaggio diretto. In questo quadro, tuttavia, come mise nero su bianco la Procura, è mancata la prova che Berlusconi fosse intervenuto su Pravadelli, affinché Publitalia pagasse Bianchi. Da qui l’archiviazione del gip lo scorso novembre, come chiesto dai pm. Nel processo il pm aveva chiesto 3 anni anche per Luzi, che è stato assolto, mentre a 8 mesi è stato condannato il figlio di Bianchi, Edoardo, e ad un anno la moglie.

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