I parlamentari albanesi d’opposizione si sono dimessi dall’assemblea nazionale. I 43 del Partito democratico, formazione di centrodestra guidata da Lulzim Basha, non faranno quindi più parte del parlamento di Tirana: la decisione è stata presa all’unanimità su proposta dello stesso leader dopo le manifestazioni nelle piazze della capitale, lo scorso sabato.

Le proteste sono scattate contro il primo ministro Edi Rama: corruzione, sentenze pilotate con mazzette, giovani insoddisfatti e traffico di droga hanno spinto migliaia di albanesi a chiederne le dimissioni. Ma lui non ci pensa nemmeno: “Ho avuto un mandato chiaro dal popolo, abbiamo una maggioranza netta in Parlamento e alla fine io ho un obbligo nei confronto dei miei connazionali – ha detto al Corriere della Sera – Non sono obbligato a dare seguito alle richieste della minoranza parlamentare. L’unico obbligo è il contratto con il popolo albanese che ci ha dato il voto per governare”.

Secondo Rama non c’è nulla da temere dalle proteste di sabato, quando un gruppo di dimostranti ha fatto irruzione nella sede del governo: “L’unica cosa che ha fatto la protesta dell’opposizione è stata dare un’immagine negativa dell’Albania con una violenza assurda, ma con un risultato deludente. L’unica conseguenza concreta è stata la distruzione di un’opera d’arte, un fungo, che avevo installato nel cortile del palazzo del governo”.

Giovedì, però, l’opposizione ha convocato una nuova manifestazione a Tirana. “Nessuno potrà fermare la rivolta popolare, andremo avanti fino a quando non avremo scardinato questo sistema marcio, corrotto, composto da persone legate alla criminalità organizzata”, ha detto Basha. “Qui la corruzione è galoppante”, spiega Basha, che imputa a Rama di aver imbrogliato alle elezioni del 2017. “Le intercettazioni della magistratura – precisa – dimostrano che Edi Rama ha comprato i voti e i seggi attraverso il crimine organizzato in almeno quattro circoscrizioni elettorali importanti dell’Albania”.

L’opposizione “ha fatto tutte le concessioni e accettato tutti i compromessi possibili firmando un accordo nel maggio 2017″, ha spiegato invece al Messaggero Sali Berisha, leader storico del Partito democratico. “Ma Rama lo ha violato, come ha violato tutte le regole elettorali. Deve dimettersi e lasciare spazio a un governo di transizione che gli impedisca di gestire e manipolare il voto. Non ci sarà un avvenire per l’Albania se non sarà ristabilita la libertà di voto”.

A Tirana, a suo avviso, “oggi governano banditi e narcotrafficanti”. E la principale ragione della protesta, aggiunge Berisha è proprio il “narco-Stato” che “comanda in Albania, che non segue alcuna regola di diritto e nel quale trafficanti e traffici di droga decidono su tutto e per tutti”, oltre alla “violazione massiccia delle regole elettorali denunciata dalla comunità internazionale nel rapporto dell’Osce per il quale nel 20 per cento dei casi il voto è stato comprato”.