Mentre Luigi di Maio incontrava a Roma i nuovi alleati per dar vita a un possibile futuro gruppo al Parlamento europeo, in Spagna il premier Sanchez annunciava delle elezioni anticipate che rischiano di cambiare lo scenario politico di uno dei pochi Paesi nell’Ue rimasti a guida socialista. Due fatti che sembrano non aver niente a che fare l’uno con l’altro, solo se non li guardiamo alla luce di una prospettiva comune comune: le elezioni europee.

Dato che al voto mancano ormai solo 100 giorni, vale la pena fare qualche considerazione su un appuntamento elettorale che potrebbe essere diverso dai precedenti. E che rischia di cambiare radicalmente il modo in cui vediamo la politica, anche quella di casa nostra.

Dai Paesi baltici al Portogallo, dall’Irlanda a Malta, circa 380 milioni di elettori potranno scegliere i loro rappresentanti al Parlamento europeo. Un’assemblea che non avrà troppi poteri, va bene, ma che rimane l’unica istituzione scelta direttamente dai cittadini per rappresentare i propri orientamenti politici in un’Ue tacciata – spesso giustamente – di essere lontana e dominata da tecnocrati.

La cosa più interessante, però, non è quello che già sappiamo (l’incapacità di Bruxelles di far fronte a una crisi storica, esplosa più di dieci anni fa con il dramma del default in Grecia), bensì cosa ci aspetta in vista del voto, ma soprattutto a partire dal giorno dopo. Chi comanderà in Europa? Gli attuali Juncker Tusk faranno davvero le valigie, come annunciano i leader del governo gialloverde? Oppure gli assetti futuri saranno il frutto di una trama più articolata e tutta da scoprire, nei suoi intrecci e nei suoi retroscena?

In ogni caso, i tanti partiti che si dichiarano sovranistipopulisti euroscettici lanceranno la loro sfida alle famiglie politiche tradizionali. Al momento pare che resteranno ben lontani dalla maggioranza, ma staremo a vedere.

Insomma, c’è da chiedersi se stavolta la corsa per le Europee riuscirà a essere avvincente un po’ come lo sono le presidenziali Usa. In ogni caso, i tratta di un grande appuntamento politico, che per la prima volta nella storia potrebbe generare un dibattito non più solo nazionale. Perché tutto quello che succede in Europa, dalla Spagna alla Brexit, ormai riguarda anche noi da vicino.

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