I croati Zivi Zid, i polacchi Kukiz 15, i finlandesi di Liike Nyt e, la novità, il partito greco Akkel. Il vicepremier Luigi Di Maio presenta il manifesto M5S per le Europee e quali saranno i primi alleati: “Qui ci sono 5 forze politiche che hanno raccolto la sfida tanto ambiziosa quanto complessa di creare un gruppo nuovo. Ci vogliono 7 partiti per formare un gruppo in Parlamento Ue ma sono fiducioso perché abbiamo contatti con nuove forze politiche europee”. Contatti che Di Maio avevo avuto anche con i gilet gialli: “In questo evento non ci sono – ha sottolineato – C’è stata un’interlocuzione con una realtà complessa, ma noi non abbiamo intenzione di dialogare con quell’anima che parla di lotta armataguerra civile“. Proprio il leader dell’anima incontrata dieci giorni fa da Di Maio e Alessandro Di Battista, Cristophe Chalencon, a Piazza Pulita su La7 ha parlato di “paramilitari” pronti a un golpe. Ora il vicepremier lo scarica: “Chi presenterà quella lista dovrà essere una persona che crede nella democrazia per cambiare le cose”.

 di Manolo Lanaro

 

Dar vita a un nuovo gruppo è “importante per il M5s ma anche per i paesi che rappresentiamo e per il popolo europeo tutto, per quelli che non si riconoscono nella destra e nella sinistra, per coloro che parlano di democrazia partecipata, uno dei primi punti su cui” con gli alleati presenti oggi al tavolo “ci siamo ritrovati”. Di Maio parla al fianco di Ivan Vilibor Sincic (Croazia), Pawel Kukiz (Polonia), Karolina Kahonen (Finlandia) e Evangelos Tsiobanidis (Grecia). I primi tre alleati erano già noti. Ma tra le forze politiche con cui il M5s si sta allenando in Europa per formare un nuovo gruppo che non si riconosce né nelle destre sovraniste né nei partiti tradizionali che siedono nel Parlamento europeo da oltre 20 anni, spunta anche Akkel, il partito greco dell’agricoltura e allevamento . “Non siamo d’accordo su tutti i temi, ma i principi ispiratori di questo gruppo si basano su un’idea di Europa diversa”, ha spiegato Di Maio. “Sia il programma del M5s sia il manifesto comune verranno messi ai voti dei nostri iscritti”, ha aggiunto sottolineando come, il nuovo gruppo, visti anche i primi sondaggi emersi in questi giorni, “sarà ago della bilancia” a Strasburgo.

Sui gilet gialli – Il vicepremier ha parlato anche dei gilet gialli dopo le parole di Cristophe Chalencon, uno dei leader dei ‘gilet gialli‘ che ha incontrato proprio Di Maio e Alessandro Di Battista, in un fuori onda a Piazza Pulita su La7: “Abbiamo delle persone, dei paramilitari, pronti a intervenire perché anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo ma siamo sull’orlo della guerra civile“.  “In questo evento non ci sono esponenti dei gilet gialli. Non abbiamo intenzione di dialogare con quell’anima che parla di lotta armata o guerra civile. Chi presenterà quella lista dovrà essere una persona che crede nella democrazia per cambiare le cose”, ha commentato Di Maio. Il suo incontro con i gilet gialli aveva portato all’escalation di tensione tra Roma e Parigi e al ritiro dell’ambasciatore francese in Italia da parte di Emmanuel Macron. Di oggi la notizia che dopo l’intermediazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il diplomatico tornerà a Roma. Nel corso della presentazione Di Maio ha detto: “Sono contento che sta tornando, gli chiederò un incontro. Intanto gli do il benvenuto“.

Intanto in un post pubblicato su Facebook, Chalencon ha denunciato la “strumentalizzazione” di cui si dice “vittima” e si “riserva il diritto di procedimenti giudiziari contro i media che travisano il mio pensiero e la mia posizione politica repubblicana”. Nel messaggio scritto dopo il fuori onda trasmesso ieri sera da Piazza Pulita, il fabbro del Vaucluse dice di non aver mai “invocato un colpo di Stato e quando parlo di gruppi paramilitari è perché comprendo e osservo i rischi crescenti di violenza. Ma non si tratta in alcun modo di gruppo a cui appartengo – chiarisce Chalencon – Ho sempre condannato ogni forma di violenza anche se la situazione attuale mi preoccupa”.

Gli alleati – Democrazia diretta, lotta alla burocrazia, sostegno al “made in”, lotta alla corruzione, sovranità nazionale. Sono questi alcuni dei principali temi che accomunano il M5d con le 4 forze politiche parte del manifesto comune per le Europee. Il partito Zivi Zid, ricorda il leader Ivan Vilibor Sincic prendendo la parola “è nato contro politica degli sfratti in Croazia e attualmente è il terzo partito del Paese”. “E’ un movimento contro la corruzione, se andremo al governo adotteremo le leggi anti-mafia italiane. Siamo per un’Europa dei popoli, togliamola dalle mani delle banche e della burocrazia”, sottolinea Sincic. A prendere la parola, subito dopo, è Pawel Kukiz, ex cantante rock e leader del partito polacco Kukiz’15. “Non abbiamo finanziamenti pubblici, rifiutiamo la divisione destra-sinistra, bisogna dividere la politica tra persone oneste e disoneste. In Polonia combattiamo contro l’attuale legge elettorale e per uno strumento referendario più forte e vogliamo un’Europa di pari opportunità dove non prevalgano i diktat di due Paesi (Francia e Germania, ndr). Basta con l’aristocrazia di Bruxelles”, afferma il leader polacco. Democrazia diretta attraverso le piattaforma digitali, difesa dell’economia di mercato e tutela delle pmi sono alcuni degli obiettivi di Liike Nyt, presentato a Roma da uno dei suoi membri fondatori, Karolina Kahonen. “I desideri dei cittadini e le scelte politiche non sono più in contatto”, spiega Kahonen. Ultimo ad intervenire, il leader di Akkel Evangelos Tsiobanidis, attacca il governo Tsipras sottolineando come la Grecia abbia “perso la sua sovranità nazionale. Il Paese non è più una nazione indipendente ma è occupata come nella seconda guerra mondiale dai nazisti. Siamo occupati dagli interessi di altri Paesi Ue e della Nato”.

I dieci punti del manifesto
1) Un’Europa più vicina ai cittadini (e-democracy al servizio della democrazia diretta e partecipata)
2) Verso un’Europa post-ideologica (sì alle azioni concrete al servizio dei cittadini)
3) Un’Europa onesta (lotta alla corruzione e al crimine organizzato)
4) Un nuovo futuro per il progetto europeo (cooperazione e rispetto delle identità nazionali)
5) Verso la riforma delle istituzioni europee (un Parlamento più forte per un’Europa più forte)
6) Migliorare la qualità della vita dei cittadini europei (tutela della salute e dell’ambiente)
7) Solidarietà tra paesi europei e protezione sui flussi
8) Un’Europa giusta (sviluppo dell’economia e riduzione del potere dei mercati finanziari)
9) Eccellenze europee (protezione del Made in e sostegno all’agricoltura locale)
10) Credere nel nostro futuro (nuovi programmi e strumenti per i giovani europei)

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