Sopra, un grigio cavalcavia segnato da rivoli di acqua piovana; sotto, cumuli di spazzatura sparsi tra canneti e sterpaglie; intorno fabbriche abbandonate e ruderi a tappezzare un angolo sperduto della periferia orientale di Roma, tagliato in due da una strada, senza marciapiedi, battuta da giovani prostitute dalla pelle bianca che si danno il cambio con ragazzine nigeriane.

Era il 3 ottobre dello scorso anno e la famiglia di Maddalena in quell’orribile posto aveva visto una speranza dopo che le ruspe avevano buttato giù la sua baracca su via Togliatti. Campo maledetto, quello lungo lo stradone all’angolo con via dei Romanisti, segnato nella memoria dallo sparo che risuonò una mattina d’estate e che cambiò per sempre la vita della piccola Cirasela, colpita da un proiettile sparato da un fucile ad aria compressa.

Cirasela adesso è ancora in ospedale e Maddalena, sua giovane zia, con la sua famiglia e un’altra dozzina di parenti, dopo lo sparo di luglio e lo sgombero di ottobre, era riuscita a sistemarsi lì, sotto il cavalcavia grigio di via Collatina Vecchia. Una casa di legno, un letto grande per la coppia e i figli, una cucina all’aperto ed un tavolino. Niente più, basta poco a chi ha poco.

Conosco Maddalena da quasi tre anni, dopo che in un’estate torrida, un incendio le aveva distrutto la sua baracca e uno zelante operaio mandato dal Comune aveva chiuso l’unica fontanella attorno alla quale le famiglie si erano accampate. Nei mesi successivi l’ho incontrata lungo i dedali di Centocelle Vecchia con il suo passeggino azzurro parcheggiato davanti al cassonetto.

Sono andato a visitarla in via Collatina Vecchia lo scorso dicembre, per lo scambio di auguri natalizi. Ci eravamo rivisti il giorno dell’Epifania, quando un allegro Babbo Natale, attorniato dai suoi figli, aveva dispensato baci e abbracci prima di sapere, candidatemente, che la scabbia aveva fatto visita al campo. Ritornai nel campo con le pomate adatte a combattere quell’infezione che aveva colpito tutti.

Poi, a fine gennaio, una visita inaspettata. Una macchina della Polizia Municipale entra nella piccola favela per comunicare di andare via. Dove? “Dovete andare via, qui non ci potete stare”. Il giorno dopo, altra visita e stesso ritornello. Infine, il 1° febbraio i vigili escono dall’auto e chiariscono: “Se non andate via di qua, prendiamo le mamme e i bambini e li mettiamo in casa famiglia. Domattina torniamo presto, non fatevi trovare qui“.

Askim, il cognato di Maddalena, mi chiama ed io vado. Un paio di anni fa avrei preso tempo per spiegare alla comunità che tutto è ingiusto, che esistono garanzie procedurali in caso di sgombero previste da un Comitato delle Nazioni Unite, che è meglio protestare. Ora tutto sembra ridicolo e resto paralizzato dal non senso di un richiamo a qualsiasi legalità.

Alle 4 di mattina del 2 febbraio, freddo pungente, le famiglie escono dalla baracche per scomparire nel buio della vegetazione vicina, in attesa della Polizia. La macchina arriva, un poliziotto impugna una mazza di ferro e spacca i vetri delle finestre, rompe i cardini delle porte, getta nel fango vestiti e coperte e se ne va. La profanazione della casa è compiuta, non resta che andarsene definitivamente, lasciando tutto alle spalle.

Il gruppo si disperde nelle strade e nessuno resta nel campo. In questi casi non si guarda indietro. E’ bene così.

Maddalena non sa che il giorno dopo è venuta la ruspa e ha buttato giù la sua casa, schiacciando sotto i cingoli gli oggetti della sua quotidianità. Non sa che la presidente del Municipio ha usato quello scenario di guerra per fare un video mettendoci la faccia: “Stiamo demolendo le baracche. Hanno abbandonato il campo e quelli che sono stati trovati, sono stati accompagnati dalla Sala Operativa Sociale nei centri di accoglienza. Questi interventi servono ad abolire i roghi tossici e a ripristinare la legalità sui territori”.

Non sa che quel video, 50mila visualizzazioni, è stato condiviso sui social dalla sindaca Raggi che trionfalmente ha dichiarato: “I cittadini della zona, esasperati dai roghi e dal senso di insicurezza, aspettavano da tempo questo intervento e hanno accolto con soddisfazione l’operazione dei nostri agenti, che ringrazio per l’impegno quotidiano finalizzato a restituire decoro e sicurezza a intere aree della città“. E’ bene così.

Maddalena abita un’altra spazzatura, quella delle lavatrici rotte e dei sacchi di calcinacci. E’ bene che stia lontana dalla puzza stomachevole delle bugie di donne e mamme come lei.

Tutto ciò l’aiuta a mantenere ciò che le è rimasto, il dolce sorriso. Lo stesso con cui segue i suoi figli nella ricerca di una nuova casa, e che nessuna ruspa e nessuna dichiarazione potrà rubarle dal suo volto di giovane mamma.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Eluana Englaro, 10 anni dopo c’è ancora chi non capisce il valore della sua morte

prev
Articolo Successivo

Per la Francia la prostituzione non è un lavoro. Quando lo capirà anche l’Italia?

next