La vicenda dell’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini sta prendendo una strana piega: i Cinque Stelle, invece che discutere se i reati contestati al ministro dell’Interno siano stati commessi in nome di interessi più alti del rispetto della legge, si impegnano a dimostrare di condividere l’approccio generale del leader leghista all’immigrazione. Soprattutto nella parte più contestata, cioè la pratica ormai consolidata di tenere i migranti a decantare davanti alle coste italiane, salvo poi farli comunque sbarcare. Questa è una tattica suicida per due ragioni evidenti:

1) Se i Cinque Stelle sull’immigrazione la pensano come Salvini, perché chi è sensibile al tema dovrebbe votare loro e non la Lega alle Europee? E chi vota Cinque Stelle perché non ama il Pd ma detesta gli eccessi di Salvini, come farà a continuare a sostenerli?

2) La giunta per le autorizzazioni del Senato non deve votare sulla politica migratoria del governo Conte. Ma sulla decisione di Salvini – non c’è alcuna prova documentale del fatto che fosse una decisione di altri – di tenere fermi davanti alle coste italiane 177 migranti su una nave della guardia costiera italiana per cinque giorni, tra il 20 e il 25 agosto 2018. Bambini inclusi. L’opinione del premier e degli altri ministri sulla generale politica migratoria, sui rapporti con Malta, con la Commissione europea e tutto il resto è completamente irrilevante a questo fine.  

Le memorie depositate dal premier Conte e dai ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli servono quindi a poco e niente. Potrebbe esserci un calcolo tattico spregiudicato dietro: Conte, giurista accorto, manda un documento di riflessioni a Salvini “che potrai depositare, qualora lo ritenessi utile, presso la giunta”. Non interferisce con la valutazione della giunta, almeno non formalmente, ma offre consigli quasi privati al suo ministro.

Di Maio e Toninelli, invece, scrivono direttamente alla giunta, cosa irrituale e opinabile, visto che la giunta deve decidere su Salvini. Nelle ultime righe rivendicano che sul caso della Diciotti “le decisioni assunte in merito alla vicenda sono state frutto di una condivisione politica”.

Questo è completamente irrilevante ai fini del valutare la posizione di Salvini, potrebbe eventualmente spingere la procura e poi forse il tribunale dei ministri di Catania a considerare l’ipotesi di imputare anche Toninelli e Di Maio (ma perché poi solo loro? E il resto del governo?) però non risolverebbe il dilemma presente: votare Sì o No al processo contro Salvini? La Procura, peraltro, è assai difficile che si muova d’ufficio visto che per Salvini aveva addirittura chiesto l’archiviazione e poi è stato il tribunale dei ministri a respingerla, cosa che equivale a una imputazione.

Cari Di Maio, Toninelli e Conte, ma anche caro Di Battista, la domanda a cui dovete rispondere è un’altra: il tribunale dei ministri dice che Salvini ha violato la legge. Lo ha fatto in nome dell’interesse dello Stato, e quindi non va processato, oppure per altre ragioni (politiche) e quindi va processato?

La domanda è semplice e netta. Tutto il resto sono armi di distrazione di massa. Che però non funzionano.

Aspettiamo risposte.

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Peter Gomez

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