Tentati omicidi, incendi, estorsioni, rapine e spaccio di stupefacenti. Sono i reati contestati, a vario titolo, dalla Dda di Potenza guidata dal procuratore Francesco Curcio ai 21 presunti appartenenti a un clan attivo in provincia di Matera e che ha portato a un maxi-blitz antimafia sul litorale jonico, tra Policoro e Scanzano Jonico, con 9 arresti in carcere, 8 ai domiciliari, 3 persone colpite da obbligo di dimora e uno da obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’operazione, frutto di un’indagine che ha interessato il periodo compreso tra la fine del 2016 e il mese scorso, ha colpito quella che per gli inquirenti è un’associazione a delinquere di stampo mafioso, che attraverso diversi metodi intimidatori aveva colpito numerose aziende del settore ortofrutticolo e si finanziava anche attraverso lo spaccio di droga. In due casi, le minacce sarebbero state esplicitate portando fiori e lumini votivi davanti ai cancelli di un cantiere o davanti alla sede della società, per convincere due imprenditori edili a pagare il ‘pizzo’.

In uno di questi era stato lasciato anche un candelotto esplosivo. Poi, la rapina a un supermercato, l’incendio in un’azienda agricola, il tentativo di omicidio di un ghanese e, nel 2018, le minacce a Filippo Mele, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno che aveva denunciato le “infiltrazioni” del clan nella zona: “Sarebbe meglio dire dell’occupazione mafiosa del territorio”, ha commentato il procuratore Curcio.

Il blitz in Basilicata arriva a tre mesi da un’altra operazione che aveva portato all’arresto di 25 persone nel Potentino: durante quell’indagine erano stati ricostruiti anche riti di affiliazione e intercettati pizzini scritti dal carcere da alcuni presunti affiliati al clan Schettino, guidato da Gerardo Schettino, ex carabiniere di 44 anni attualmente detenuto nel carcere di Agrigento. Gli ultimi arresti, spiegano in procura, costituiscono “l’epilogo e lo sviluppo” di quell’indagine.

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