Su BergamoNews leggo di un ennesimo femminicidio: lui uccide lei e ferisce pure l’ex cognata. Gli argomenti dell’articolo sono sempre gli stessi: si parla di “movente passionale” quando si dovrebbe parlare di violenza di genere. Si cita l’assassino come “il tunisino” invece di chiamarlo per nome e cognome (avete mai letto qualcosa tipo “l’italiano continuava ad accoltellarla, etc”?). Si parla del fatto che lui “non accettava la separazione”, esattamente come in mille altri casi di questo tipo. Dunque dove sta la differenza? Nel fatto che lui si chiama Arjoun Ezzedine e non Fabio Rossi?

Ad aggravare la questione poi ci sono i tanti commenti, scritti da uomini e donne, che sostanzialmente dicono che lei se la sarebbe cercata. Perché? Perché, secondo i detrattori, lei ha tradito la patria e l’ha data a un “tunisino” invece che a un “italiano”. Sempre che lui non fosse “italiano” a prescindere da nome e cognome. Perché è possibile, sapete?

Questo dimostra almeno due questioni che si ripropongono costantemente quando si parla di violenza di genere:
1. ai razzisti non gliene frega niente delle donne, salvo quando possono speculare sulla loro pelle per prendersela con gli immigrati;
2. il tradimento della “razza” viene considerato peggiore rispetto al femminicidio.

In questo caso quello che è importante è il fatto che lei si sia sottratta alla nazionalizzazione del corpo delle donne. Ricordate le volte in cui i razzisti parlano delle “nostre donne”? Poi, ovviamente, parte la ronda contro l’immigrato stupratore. Essi dicono “non toccate le nostre donne”, dove “nostre” è certamente più importante di “donne”. Se quindi hai preferito darla a uno straniero e lui ti ha uccisa è un problema tuo, di te vittima. Non serve dire che il 90% (e forse più) degli stupri e femminicidi nel Paese sono commessi da italiani. Non serve dire che le donne non appartengono a nessuno, che l’apartheid è finito da un pezzo e che i matrimoni misti non sono vietati (anche se i nazisti lo vorrebbero). Quel che conta è il fatto che l’uomo italico difende l’onore dell’italica fanciulla fintanto che ella è fedele alla razza. Diversamente, sono cazzi suoi.

Ieri leggevo di un osservatorio sull’odio che non tiene conto dell’odio di genere. Eppure di odio contro le donne (ma anche contro gay, lesbiche, trans), incluse le vittime di violenze, ne viene diffuso tanto. Spiace che non ci si renda conto di questo. Eccovi alcuni esempi di victim blaming conditi di sessismo e razzismo. Poi non dite che i razzisti tengono alle donne. Non è affatto vero. Tengono solo a certificare l’italianità e la corretta dimensione (senso di inferiorità?) del loro pene.