Povero interista, mettetevi un po’ nei suoi panni. Aspetta con ansia la domenica, ma poi si ricorda che tanto un’altra stagione è andata, la Juventus è distante anni luce e bene che vada potrà arrivare al terzo posto. Accende lo stesso la tv e si ritrova Dalbert terzino sinistro e un 3-5-2 da provinciale catenacciara. Spera in una genialata di Spalletti e invece no, il 3-5-2 è proprio quello che sembra e l’Inter perde a Torino 1-0 senza praticamente mai tirare in porta (mentre due ore dopo la Juve vince contro la Lazio praticamente senza giocare e arriva addirittura a +19). Che depressione tifare Inter. Perché depressa è l’Inter in questo momento.

Un punto in due partite, zero gol segnati, 180 minuti di noia assoluta. Il 2019 dell’Inter è iniziato così, in pieno letargo, col piglio indolente di una squadra che scende in campo tanto per dovere di firma ma sembra non avere più grandi motivazioni né obiettivi. È difficile trovarli guardando la classifica: la Juventus fa un torneo a parte, per carità, ma anche il Napoli ormai è parecchio lontano. Sarebbe piuttosto il caso di guardarsi alle spalle, ma pure lì dietro non si vede quasi nessuno: dal Milan incerottato di Gattuso alla Roma di Di Francesco che si fa rimontare tre gol dall’Atalanta, passando per la Lazio che perde sistematicamente tutti gli scontri diretti, è quasi una gara a chi fa peggio. Al netto di una crisi duratura il terzo posto sembra abbastanza blindato. E forse è proprio questo il problema.

È come se il campionato dell’Inter fosse finito in quell’infausta settimana di dicembre, in cui i nerazzurri hanno perso la sfida giocata alla pari contro la Juventus e poi si sono suicidati in Champions League contro il Psv Eindhoven. Lo avevamo detto, c’era il rischio di demolire in pochi giorni tutto quanto di buono costruito nei due mesi precedenti, e si è puntualmente realizzato. Fuori dall’Europa che conta, con la certezza matematica (se mai qualcuno ci avesse mai creduto) di non poter competere per lo scudetto, l’Inter si è ritrovata a fare i conti con un’altra stagione se non proprio fallimentare (presto per dirlo con certezza) di sicuro non entusiasmante. Solo che siamo a gennaio, ci sono ancora quattro mesi da giocare.

La partita di domenica contro il Torino è emblematica, persa male, senza un sussulto, senza una vera reazione. Quasi un’agonia. In questo momento l’Inter è una squadra senza emozioni: non ha neppure il brivido della paura che aveva infiammato il finale dello scorso anno, con la qualificazione in Champions conquistata in extremis col famoso gol di Vecino. Quest’anno in realtà le cose vanno meglio, ma l’atmosfera cupa sembra aver contagiato tutto l’ambiente: i tifosi hanno un po’ allentato la presa, alcuni giocatori preparano le valigie (Perisic sembra pronto a partire nel mercato di gennaio), la dirigenza sbaracca e programma il prossimo campionato. Tutti pessimi segnali per una conclusione positiva di quello in corso. Lo stesso Spalletti (che sa di giocarsi la conferma di qui a giugno) sembra essersene accorto: cerca di motivare la squadra, prova a pescare nuove energie e motivazioni nel cambio di modulo (schierando Lautaro Martinez insieme a Icardi) ma se il risultato è la grande confusione vista a Torino la toppa è peggio del buco.

Il tunnel depressivo in cui si è infilata l’Inter è molto pericoloso. Per uscirne, deve sperare che arrivi presto la Coppa: solo l’Europa League (e perché no, persino la Coppa Italia) può ridare un senso alla stagione. Un terzo posto mediocre in campionato (ma fondamentale per le casse societarie e il progetto di Marotta) avrebbe tutto un altro significato alzando a giugno un trofeo che manca dal 2011. Per poterselo giocare, però, l’Inter deve scuotersi da questo torpore e arrivarci nelle migliori condizioni. Altrimenti di questo passo l’unica emozione sarà quella di un’altra qualificazione in Champions al cardiopalma. In casa nerazzurra se la risparmierebbero volentieri.

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