Prima regola: dare sempre del “lei” all’insegnante, basta con le interiezioni amicali, che forse rendono più informale la relazione tra professore e studente, ma modificano anche l’istituzionale differenziazione dei ruoli. Seconda regola: vestirsi con decoro, basta con jeans stracciati e pantaloni corti. Terza regola: quando l’insegnante entra in classe ci si deve alzare in piedi. Quarta regola: quando ci si rivolge ai bidelli, chiedendo loro qualcosa, per rispetto bisogna sempre accompagnare la frase con un “per favore”. Quinta regola: i prof non devono frequentare trasmissioni televisive tipo talent, da cui la loro immagine professionale risulterebbe compromessa. Quinta regola: un docente uomo non può vestirsi da donna, e viceversa, una donna non può vestirsi da uomo…

Elena Donazzan, assessore veneto all’Istruzione, ha sempre avuto la passione per le crociate, in nome di principi e valori condivisi, sia quando era in Alleanza Nazionale, quindi in Forza Italia ed anche ora, dopo che ha lasciato il partito azzurro e ha fondato l’associazione politica “Amo il Veneto”, possibile preludio a un approdo nel transatlantico legista di Luca Zaia. E da assessore ha lanciato una campagna per il decoro nelle scuole, inorridita da un recente episodio di un genitore che, arrabbiato per un voto insufficiente al proprio figlio, aveva fatto irruzione in classe rivolgendosi ai compagni del ragazzo per sapere se davvero quell’interrogazione meritasse quel giudizio.

Elena Donazzan si è rivolta direttamente ai dirigenti scolastici, ammonendoli: “Nei vostri regolamenti di istituto inserite anche le norme della buona educazione”. E ha spiegato, oltre ai punti precedenti, che è buona regola alzarsi in piedi anche “quando qualsiasi persona oltrepassa la soglia dell’aula” e che comunque i cellulari devono essere off limits tra i banchi, o meglio vanno riposti su un banchetto all’inizio delle lezioni e ripresi solo dopo lo squillo dell’ultima campanella. E’ da qualche giorno che l’assessore rilascia dichiarazioni in tal senso.

E adesso rimarca: “La mia posizione, che chiedeva di reintrodurre le regole della buona educazione a scuola, poteva essere etichettata come retrò, invece ha riscontrato tantissimo interesse”. Il motivo? “Sulla scuola si sta riversando il peggio di questa società. Va ripristinato il rispetto, altrimenti questi studenti una volta adulti si sentiranno autorizzati a rispondere al datore di lavoro, a non riconoscere le leggi, a togliersi la fascia tricolore se sono sindaci e a non cantare l’inno”. La tentazione sarebbe anche quella di far tornare il vecchio grembiule alle scuole elementari o introdurre la divisa nelle scuole superiori, sul modello anglosassone.