“Ho sentito qualcosa finire sotto l’auto, ma non pensavo fosse una persona“. Si giustifica così la donna fermata dalla polizia locale con l’accusa di aver investito e ucciso il 7 gennaio a Roma, in corso Italia, Nereo Murari, clochard di origine veronese. “Ho sentito un botto mentre andavo al lavoro – ha raccontato ai vigili la 56enne – Non pensavo di aver preso un uomo e ho continuato a guidare”.

La donna, italiana e incensurata, vive nella periferia della Capitale e lavora come collaboratrice domestica. Dopo otto giorni di indagini e più di 60 ore di filmati visionati, gli agenti della polizia locale del gruppo Parioli l’hanno rintracciata e fermata martedì nei pressi del luogo di lavoro, seguendo telecamera dopo telecamera i cinque chilometri fatti dall’auto, posta sotto sequestro, da corso Italia a via Toscana: ora la donna è ai domiciliari con le accuse di omicidio stradale con fuga e omissione di soccorso. Ormai incastrata dalla ricostruzione del percorso fatto dalla sua Smart nera, di cui non si vedeva la targa, ha confessato di essere lei ad aver travolto il clochard all’alba del 7 gennaio.

La vittima, a cui l’assessore al Sociale del Comune di Roma Laura Baldassarre ha proposto di dedicare la stazione di posta nei pressi della quale dimorava, era un 73enne conosciuto dagli abitanti del quartiere. Amante dei libri, non accettava soldi e viveva con la sua cagnolina Lilla che lo ha vegliato anche dopo l’incidente mortale.

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