Nel 2001 Capcom metteva due mattoni fondamentali per il suo futuro, il primo capitolo della saga di Devil May Cry (il cui prossimo episodio è atteso per inizio marzo) ed il primo capitolo di Onimusha, entrambi campioni di incassi.

Il perchè Capcom abbia lasciato la sua saga medievale in naftalina per cosi tanti anni non ci è dato sapere, ma in questo freddo inizio 2019 arriva la versione rimasterizzata del primo capitolo, Onimusha: Warlords, con i pro e i contro che accompagnano questa scelta. Samanosuke Akechi,  il protagonista del gioco , è un samurai senza paura votato alla distruzione dei demoni che stanno invadendo il giappone durante l’epoca Sengoku, complice quel Nobunaga Oda che nei libri di storia dominava il periodo, e che secondo gli sceneggiatori della casa nipponica proprio grazie all’aiuto di suddetti mostri mise a ferro e fuoco l’intero paese

“Onimusha: Warlords” al lancio si proponeva come una saga parallela a Resident Evil, dove le meccaniche tipiche della più famosa saga survival horror di Capcom, come ad esempio chiavi da ritrovare e case infestate di pericolosi mostri, incontravano un action puro fatto di parate, fendenti mortali, boss fight adrenalinici e varietà di armamenti, vedendo il player poter contare su 3 diverse armi da taglio (potenziabili) e su varie armi da tiro.

Il comparto grafico in generale è più che ottimo, donando nuova linfa a un gioco uscito la bellezza di diciotto anni fa, con risoluzione molto bassa e soprattutto su schermi in 4:3, il risultato è più che gradevole dal punto di vista delle immagini, ma con qualche incertezza data da un motore grafico non proprio recente; sicuramente l’aggiunta della modalità widescreen, che affianca la classica 4:3, aiuta il colpo d’occhio generale su schermi più moderni. Non mancano le aggiunte classiche delle produzioni “remastered”: nuove musiche, obbiettivi da sbloccare e il supporto allo stick analogico, che aiutano soprattutto chi Onimusha Warlords non lo ha mai giocato ad avere un impatto meno brutale, verso un gioco che porta i segni del tempo, ma che diverte ancora molto.

Il sistema di combattimento, vero fulcro del gioco, è ancora oggi solido come una roccia, e permette grazie al cambio rapido delle armi una certa varietà di combinazioni in modo da adattarsi ad ogni demone che si para contro Samanosuke, obbligando il player in certi casi a scegliere l’arma giusta, non solo per aprire porte ma anche per potersi difendere nel modo migliore dai numerosi attacchi che riceverà; è proprio nelle parti più concitate però che il motore del gioco mostra le incertezze sopra anticipate, causando dei microscatti che possono infastidire ma che nel complresso non vanno a minare l’intera esperienza di gioco, complice una telecamera che a volte fatica a seguire perfettamente l’azione del protagonista.

In definitiva Onimusha: Warlords è ancora un gioco che merita di essere portato a termine e riscoperto, anche solo per aver creato un genere che portò negli anni successivi alla creazione di tanti altri titoli decisamente importanti per tutto il panorama videoludico, regalandovi qualche ora di puro divertimento in attesa dell’uscita del suo fratello maggiore, quel Resident Evil 2 che gli appassionati stanno aspettando ormai da mesi.

prova effettuata su PlayStation4
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