L’anno nuovo è iniziato male nelle scuole italiane. Solo nei primi 13 giorni dell’anno abbiamo registrato quattro casi di violenza sui bambini.

L’8 gennaio sono state arrestate tre maestre e una collaboratrice scolastica per maltrattamenti all’asilo “San Giuseppe” di Ariccia alle porte di Roma. Le maestre avevano tutte tra i 55 e 65 anni.

Il 10 gennaio altre due insegnanti di Cassino (Frosinone) sono state interdette dall’insegnamento con l’accusa di aver preso a schiaffi, trascinato e umiliato i bambini di una scuola dell’infanzia.

Il giorno dopo è toccato a una maestra della Magliana a Roma che è stata sospesa per “maltrattamenti altamente mortificanti”: anche in questo caso l’insegnante aveva 54 anni.

Infine il caso dei bambini autistici maltrattati al centro di riabilitazione di Noicattaro, in provincia di Bari. Secondo l’associazione “La via dei colori”, che si occupa proprio di maltrattamenti sui più deboli e che gestisce un numero verde per raccogliere le segnalazioni dei genitori che sospettano dei casi di abuso, si tratterebbe di un fenomeno in crescita: lo scorso anno, infatti, le telefonate sono quasi raddoppiate, passando dalle 2.000 del 2017 alle 3.600 del 2018.

Di fronte a questi dati e casi, tornano a farsi sentire i sostenitori delle telecamere in classe, che provano a curare il male quando ormai è in fase terminale. La domanda da porsi per smontare la tesi delle telecamere è semplice: quante ne dovremmo mettere nelle nostre scuole? Una in aula, una in bagno, una nell’atrio, un’altra in giardino, un’altra ancora in mensa. Forse val più la pena di andare alla profondità del problema analizzando il fenomeno.

Nella maggior parte dei casi siamo di fronte a persone che hanno superato i 50 anni e probabilmente hanno alle spalle decenni di lavoro con i bambini. Questo non giustifica alcun atto di violenza, ma non possiamo nascondere che il lavoro con i più piccoli è usurante. Una maestra stressata psicologicamente non è più in grado di entrare in un’aula. Ma chi certifica che un insegnante non può più svolgere quel lavoro? Anche nella scuola, come accade in molte società, servirebbe avere un responsabile delle risorse umane in grado di verificare sul campo la condizione dei docenti e nel caso si rendesse necessario intervenire, sospendendo l’insegnante o affidandole mansioni diverse.

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