La rivoluzione della fattura elettronica ha preso il via con l’inizio del 2019 e in tutta Italia cresce la preoccupazione di utenti e associazioni che segnalano problemi e intoppi del nuovo sistema. Sui social, oltre a ironia e battute, si stanno organizzando raccolte di firme per bloccare la fatturazione elettronica, mentre molti segnalano ritardi e disagi nell’invio e nella ricezione delle fatture e i consumatori postano foto di esercizi commerciali e ristoranti che si scusano con gli utenti per non essere ancora in grado di fatturare con la nuova modalità. Sulla stampa locale protestano i presidenti degli ordini dei commercialisti segnalando problemi e aggravi di costi. Vittorio Quadrio, presidente dell’ordine provinciale, dice alla Provincia di Sondrio che era stato chiesto all’Agenzia delle Entrate di potenziare l’infrastruttura telematica ma che questo, evidentemente, non è stato fatto dato che “ci si blocca tutti sul sistema di interscambio” e aggiunge che “il banco di prova dell’intero sistema sarà il 15 febbraio, prima data della liquidazione Iva”. L’Associazione dei commercialisti ha segnalato che nei giorni scorsi, collegandosi al portale dell’Agenzia, diversi utenti hanno visto apparire sui loro schermi un inequivocabile messaggio: “Il sistema non è al momento disponibile, ci scusiamo per l’inconveniente e si prega di riprovare più tardi”. Il Codacons ha parlato di un vero e proprio “caos fiscale”, mentre il presidente dell’ordine dei commercialisti di Pesaro-Urbino ha spiegato al Resto del Carlino che “nelle nostre zone ci sono tante piccole realtà imprenditoriali gestite da persone che non hanno alcuna confidenza con la tecnologia e soprattutto con i problemi di connessione ad Internet. E’ bene ricordare che, specialmente fuori dai centri abitati, la banda larga costituisce un vero e proprio miraggio”. Problemi che riguardano un po’ tutta la Penisola e che non sono evidentemente stati presi in debita considerazione né dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che nei giorni scorsi è intervenuto alla Camera affermando che non si sono riscontrate anomalie dall’avvio dell’obbligo di fatturazione elettronica, né dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore, che ha rilasciato lunghe interviste senza dedicare neanche un cenno ai problemi e alle segnalazioni di questi giorni.

In concreto, la preoccupazione cresce in particolar modo tra le moltissime partite Iva che si sono trovate a emettere le prime fatture senza ricevere risposta alcuna dal “cervellone” dell’Agenzia delle Entrate. Un “black out” informativo di diversi giorni che fa sorgere molti dubbi e che toglie il sonno a quanti temono che ritardi o mancate consegne possano far saltare il flusso dei pagamenti mensili, con conseguenze gravi sulla propria attività e sulla capacità a fare fronte a impegni e scadenze. Certo, è ancora presto per fare bilanci, ma le rassicurazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate (“nessuna anomalia o rallentamento sul portale fatture e corrispettivi”) non rassicurano affatto tutti coloro che, pur avendo inviato telematicamente la documentazione, dopo giorni non hanno ancora ricevuto la notifica di consegna. Tecnicamente non si tratta di “ritardi” se non viene superato il termine dei 5 giorni dall’invio della fattura elettronica al Sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate, ma più passa il tempo senza avere risposte, più la preoccupazione cresce, facendo anche sorgere il dubbio che in realtà il sistema sia in tilt. Si moltiplicano quindi le telefonate a clienti e committenti, ci si interroga sul da farsi in caso di mancata consegna (di chi sarà la responsabilità? dell’Agenzia delle Entrate? del provider che fornisce il servizio di fatturazione elettronica?), si chiedono lumi al commercialista in merito all’Iva di una fattura regolarmente trasmessa e non smistata dal sistema. Preoccupazioni che non riguardano solo le proprie di fatture, ma anche quelle che non arrivano dai fornitori che pure le hanno emesse. Morale: in questi primi giorni del 2019 professionisti, lavoratori autonomi e anche molte piccole aziende sono entrati letteralmente in fibrillazione.

L’Agenzia delle Entrate, interpellata da ilfattoquotidiano.it, prova a gettare acqua sul fuoco spiegando che il processo è in realtà molto complesso e che “se il fornitore e il cliente si avvalgono di intermediari per trasmettere e ricevere i file delle fatture, la catena del processo si allunga e, di conseguenza, anche i tempi” che comunque “non possono in ogni caso superare i cinque giorni di calendario, termine entro il quale il Sistema di interscambio fornisce o la notifica di consegna o una nota di scarto perché qualche elemento della fattura era mancante o errato”. Insomma, l’errore del sistema (mancata consegna tout court, fatture che si “perdono” nei meandri del “cervellone” fiscale) non è contemplato: “Abbiamo sovradimensionato il sistema di interscambio tarandolo per la gestione di miliardi di fatture proprio per evitare ingolfamenti ed errori”. Vedremo tra qualche settimana, quando si potrà fare un primo bilancio effettivo, se le cose stanno davvero così. Intanto occorre segnalare che c’è grossa confusione sugli obblighi di fatturazione, confusione alimentata anche dall’assenza di informazioni ufficiali. I vademecum e le guide predisposte e pubblicate dall’Agenzia delle Entrate sul suo sito sono state realizzate prima dell’approvazione della legge di bilancio e – per stessa ammissione del responsabile comunicazione dell’Agenzia – non danno alcuna informazione su chi è obbligato (e chi no) ad attrezzarsi per l’emissione delle eFatture: “Chi ha il regime dei minimi sa benissimo di non dover fare la fattura elettronica e si sapeva da mesi che con la flat tax l’esenzione si sarebbe estesa a tutti coloro che stanno sotto i 65 mila euro. Quindi non abbiamo ritenuto necessario aggiornare il vademecum”. Un atteggiamento tipico della burocrazia fiscale italiana, che immagina che tutti siano dei piccoli commercialisti informati al secondo su leggi che cambiano, aliquote che variano, e che ignora (o finge volutamente di ignorare) che la platea dei contribuenti è composta da persone di varia età ed istruzione, molte delle quali non hanno alcuna dimestichezza con gli strumenti telematici e che faticano sempre più a stare al passo con gli adempimenti richiesti anche per ragioni di tempo. Inoltre, non tutti i professionisti e le partite Iva con fatturato annuo entro i 65 mila euro beneficeranno della cosiddetta “flat tax” con aliquota al 15% ed esenzione dall’obbligo di fatturazione elettronica, perché scegliere il regime forfettario potrebbe non essere conveniente dato che si rinuncia a usufruire delle deduzioni (dalle spese mediche a quelle per le ristrutturazioni, passando per i contributi per badanti o per lavoro domestico). Dunque, un’informazione ufficiale, puntuale e chiara su chi è tenuto a fare cosa dovrebbe rappresentare un preciso dovere per l’Agenzia delle Entrate.

In ogni caso – regime forfettario o meno – la ricezione delle fatture dei propri fornitori (se non esenti dall’obbligo) deve avvenire in formato elettronico. Può essere utilizzata anche una casella  di posta certificata (la pec, obbligatoria per tutti coloro che hanno una partita Iva), ma se non si ha un software dedicato il file della fattura elettronica non può essere letto. Ecco che dunque anche chi non ha l’obbligo di emettere fattura elettronica nella maggior parte dei casi si è attrezzato per ricevere almeno quelle dei propri fornitori. Ma di questo all’Agenzia delle Entrate non sembrano avere percezione alcuna, così come dei problemi che il nuovo sistema sta creando a tutti i “piccoli”. Ad esempio, una fattura che ha passato senza problemi i controlli del Sistema di interscambio viene considerata emessa alla data che è riportata in fattura: se poi la ritardata consegna da parte del sistema (il lasso dei famosi 5 giorni di calendario) comporta problemi sui pagamenti o sulla contabilizzazione dell’Iva, all’Agenzia delle Entrate importa poco o nulla: “Il pagamento – rispondono – è un aspetto commerciale che può essere regolato tra le parti”, come se tutti gli attori avessero il medesimo potere contrattuale. I privati, poi, a differenza delle pubbliche amministrazioni non possono rifiutare fatture emesse elettronicamente per servizi non prestati o per beni non acquistati e devono attivare un complesso meccanismo per contestare la fatturazione. Ma tutto questo, appunto, non è considerato un problema, con il risultato che da molti la fatturazione elettronica viene considerata un adempimento in più, destinato ad aumentare i costi e a complicare ulteriormente (anziché semplificare) il rapporto con il fisco.