Il silenzio sulle violazioni dei diritti umani non si compra ad alcun prezzo, dicono coloro che s’impegnano ogni giorno a difenderli.

Per l’impresa del calcio, un prezzo invece c’è: sette milioni di euro, la somma che l’Arabia Saudita verserà nelle casse della Lega Calcio per poter ospitare tra pochi giorni, il 16 gennaio, nella città di Gedda la Supercoppa italiana tra Juventus e Milan. Lo stesso accadrà altre due volte nei prossimi cinque anni: totale, circa 21 milioni di euro.

Di fronte a questa cifra, hanno pensato i dirigenti della Lega Calcio, si può chiudere un occhio: sulle migliaia di vittime civili causate dai bombardamenti sauditi in Yemen (cui, com’è noto, dal 2015 contribuisce l’Italia) e sull’impiego di bambini-soldato in quel conflitto, sulle decine e decine di condanne a morte eseguite ogni anno, mediante decapitazione in piazza, sulle frustate ai dissidenti (il 9 gennaio sarà il quarto anniversario delle 50 frustate inflitte al blogger Raif Badawi, proprio a Gedda); sui prigionieri di coscienza che languono nelle prigioni del Paese; sul giornalista Jamal Khashoggi fatto a pezzi nel consolato saudita di Istanbul; sulle donne protagoniste della vittoriosa campagna contro l’odioso divieto che ha impedito loro per decenni di guidare e che, affinché quella vittoria non potessero rivendicarla, dal maggio scorso sono finite in galera.

Ma che importa! La vendita dei biglietti va a gonfie vele, come recita un trionfante comunicato della Lega Calcio. Bisogna fare solo attenzione a prenotare i posti giusti: alcuni settori dello stadio, infatti, saranno solo per “single (uomini), altri per le donne ma solo se accompagnate da uomini (i settori pudicamente chiamati “families“).

La Rai trasmetterà in diretta la partita. Il sindacato dei giornalisti, l’Usigrai, col suo segretario Vittorio Di Trapani, sta tentando in tutti i modi di far assumere una posizione all’azienda. Portavoce della campagna è Riccardo Cucchi, storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto.

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