Più forte dell’odio è l’amore, più forte dell’amore è il contratto di governo. Potrebbe riassumersi così la liaison tra Salvini e Di Maio dopo il nevrotico travaglio che ha preceduto l’accordo M5s-Lega, tra scontri con Mattarella, richieste di elezioni, minacce pentastellate di impeachment, “incazzature” salviniane “da bufalo” (cit.).
Ma cosa è cambiato nella comunicazione social del leader leghista dopo aver conquistato il dicastero dell’Interno e la vicepresidenza del Consiglio? Praticamente niente. I “bacioni”, che potremmo definire apostrofi verdi tra le parole Matteo e Salvini, sono sempre ricorrenti, così come le foto a tema culinario, le immagini con Elisa Isoardi (amaro epilogo incluso, con tanto di post desolato e di selfie adornato di orchidee), le frecciate contro “i rosiconi, i sociologi, i professoroni, i giornali, i tg e i radical chic di sinistra”, il look da uomo qualunque con la camicia bianca sgualcita, i jeans sdruciti, la solita giacca a vento marrone.
Uniche novità: le dirette Facebook dai tetti del Viminale, video di ruspe in azione, immagini di regali mandati dai fan e tutti assiepati su un tavolo dell’ufficio (dalla statuina della Madonna al pupazzetto Hello Kitty), l’outfit arricchito di giubbotti, felpe, t-shirt della polizia, ostentando così una furba trovata alla “Law & Order” che accontenta seguaci leghisti e forze dell’ordine.

Tutto il resto è campagna elettorale mai finita e, anzi, foriera di ulteriori consensi al leader leghista. Leit motiv assoluto è la guerra alle Ong con tutta la consueta ripetizione di slogan noti, ulteriormente congestionata dall’atavica polemica con lo scrittore Roberto Saviano. Nelle invettive di Salvini non mancano neppure Asia Argento, Gad Lerner, Gino Strada, Laura Boldrini, Vauro, Mario Balotelli, Fabrizio Corona, Michele Santoro, “qualche rapper senz’arte, né parte”. New entry nel nugolo di “avversari” è il presidente della Camera Roberto Fico, che, in risposta al diniego irremovibile di Salvini sul far scendere i cittadini stranieri dalla nave Diciotti attraccata al porto di Catania, aveva scritto un tweet netto: “Le 177 persone devono poter sbarcare. Non possono più essere trattenute a bordo. Poi si procederà alla ricollocazione”. “Tu fai il presidente della Camera, io faccio il ministro” – è stata la piccata replica di Salvini – “A volte mi viene il dubbio che non sia una carica fortunata, eh. Bertinotti, Fini, Boldrini, Fico. Occhio, non porta ‘fortunissima’”.

Il caso della nave Diciotti ha imperversato in molti live Facebook di Salvini: dalla difesa delle proprie posizioni all’attacco polemico del ministro al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che ad agosto ha aperto un fascicolo di indagine a carico di Salvini, accusato anche di sequestro di persona per il divieto di sbarco durato cinque giorni.

Questo costante e prodigioso altalenare tra “uomo normale” e “ministro di un governo con le palle” si è inceppato nello scorso 26 dicembre, quando un post mattutino di Salvini, immortalato in un selfie giocondo con una fetta biscottata infarcita di Nutella, ha scatenato una ridda di polemiche per l’inopportunità del momento, visto che poche ore prima una forte scossa di terremoto aveva colpito la provincia di Catania e la sera precedente, a Pesaro, era stato ucciso il fratello di un collaboratore di giustizia calabrese.
Ma, come è nel suo consolidato stile, Salvini ha affidato la sua replica a una diretta video, minimizzando gli attacchi divampati dall’opposizione e da parte dei social: “Confesso: mi piace la Nutella. Mi piace il cioccolato, mi piacciono le barrette e le ovette Kinder, mangio le Girelle, mangio i Flauti. E ogni tanto il gelato”. E, tre giorni dopo, in occasione della sua visita a Catania, ha sfidato i suoi detrattori con un un selfie con un arancino.

Per ora la semplificazione e la comunicazione di Salvini sono vincenti, anche e soprattutto sui 5 Stelle, ultimamente immersi in uno sgangheramento evidente al punto che Di Maio nelle ultime settimane sta emulando il politico leghista sul terreno di “food influencer” con post sparsi su manicaretti.
Ma se ora il leader leghista sembra non sbagliare una mossa, con il solito zoccolo duro leghista dalla sua parte e con nuovi umori popolari sedotti dalla sua figura, c’è da constatare che, dagli e ridagli, a furia di spernacchiare i luoghi comuni di certa politica, è un attimo a sfinire quegli stessi umori della gente e a trasfigurarsi irreparabilmente in un luogo comune. E, a riguardo, illustri precedenti non sono mancati.

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